Tecnica e bioetica

091126 Giuli

 

La tecnica non è qualcosa di
neutro, indica il rapporto dell’uomo con il mondo, come cambia il mondo. Dalla
società primitiva a quella biotecnologia, la tecnica segna i vari passi della
civilizzazione dell’uomo. Possiamo comprendere quale sia la cultura dell’uomo
in quel momento storico.

La bioetica inizia a interrogarsi
sull’intervento della tecnica, sui processi di generazione dell’individuo.

Vedremo l’incidenza della
tecnologia nella vita, nella biomedicina.

Come cambia la tecnologia nella nostra
era: un’evoluzione di straordinaria rapidità. La tecnica pretende di essere
oggettiva, si definisce per la sua oggettività, la trasmissione rapida delle
scoperte, l’entropia della civiltà, cioè vengono cancellate le specificità. In
che direzione va il progresso tecnologico?

Si cerca di ottenere il massimo
di efficienza, produttività, l’uomo rischia di diventare un apparecchio che
registra l’andamento della tecnica, fuori dal suo controllo.

 

Che ruolo ha il diritto? Lo
vediamo continuamente, nell’attuazione pratica non è coerente con questi
principi, riconosce degli stati di fatto, lo abbiamo visto col tema della
fecondazione artificiale.

Il primato del giudizio etico. Si
perde l’essenza profonda delle cose, è obbligatorio fare ciò che è fattibile.

Quale ruolo ha la scienza
rispetto alla tecnica?

La scienza diventa sempre più
collegata all’agire pratico, acquisisce il metodo analitico, analizza la
realtà. L’interazione scienza tecnica assume un significato sempre più
importante.

Le tecnoscienze: un neologismo.

La realtà è vista nei suoi
elementi quantificabili. Cambia anche il modo in cui è effettuata la ricerca
scientifica. Un tempo il ricercatore era lontano dalle applicazioni, adesso la
scienza è strettamente connessa alla società, economia.

La conseguenza: se è vero che la
ricerca è libera da influenze economiche, d’altra parte ha bisogno di
finanziamenti. Cambia anche il modo di fare ricerca.

Sottolineo lo sviluppo delle
biotecnologie, l’impatto su procreazione e famiglia. Vi presento gli studi di
Angelo Serra che ha introdotto la diagnostica prenatale in ambito cattolico.

Si parla di biotecnologie:
applicazioni delle discipline biologiche, ingegneria genetica (definizione anni
’80).

La mappatura dei geni, la
sequenziazione del genoma umano.. ha permesso di conoscere le interazioni tra i
geni, le proteine… nasce la proteonica, la farmacogenetica, la gnomica
funzionale.

Applicazioni su vegetali,
animali, uomo.

Inclusione delle industrie
tecnologiche, forze economiche, politiche sociali determinano cambiamenti che
toccano la cellula della nostra società.

Sono gli scienziati che iniziano
a parlare dello sviluppo biotecnologco. Che dicono in alcune riviste? La
tecnologie passa al primo posto nella guida della valutazione sociale. La
cultura umanistica passa in secondo piano rispetto all’intervento tecnico sulla
realtà stessa. Una cultura dominata da scienziati.

Terza cultura, i principi.
Intervista del 2003 a Watson: DNA niente più ordini dal paradiso. Che effetto
da aprire la strada a questo progresso? La raffinatezza di questo processo non
dice niente della trascendenza, ma anzi, che è tutto frutto del caso.

Lo scienziato scopre, la società
applica. L’operato dello scienziato è neutro. Solo la società può rispondere a
una certa responsabilità.

Tutto quello che è possibile è
giusto. Questo rischio del riduzionismo si applica all’uomo che è un prodotto
del nostro agire. Con la fecondazione artificiale cambia il concetto di uomo. È
accessibile in una provetta l’embrione. Anche se le intenzioni della coppia sono
buone, diventa frutto dell’azione, dell’abilità tecnica di medici, tecnologi.
Cambia la nostra idea di figlio, le radici e i fondamenti della società.

L’uomo che riesce a creare la
società stessa. Non si limita a trasformare la natura ma ha acquistato la capacità
di creare la natura, alterando così profondamente le leggi dell’evoluzione,
orizzonti imprevedibili. Perde di vista i propri limiti scopi, telos del proprio agire. L’uomo diventa
oggetto del suo stesso agire, la tecnica sembra diventare autonoma rispetto
alla libertà stessa dell’uomo.

Abbiamo estremizzato le
conseguenze. Possiamo vedere come le applicazioni biotecnologiche possono avere
risvolti ambivalenti. Da una parte ha permesso di trattare l’embrione come un
paziente, attraverso la diagnostica prenatale. Le possibilità di applicazioni
terapeutiche sono tante. La sperimentazione è molto viva in questa campo. Per
la prima volta rendere l’embrione manipolabile, a scopi scientifici, per
migliorare la ricerca in generale. Si parla di usare cellule staminali,
clonazione terapeutica, utilizzare le tecniche di clonazione terapeutica
sostituendo l’ovocita animale a quello umano, inserire il nucleo umano. Alla
blastocisti si possono prelevare le cellule. Ha importanti limiti tecnici. Fino
a che punto ci troviamo di fronte a un essere umano? Sono nuove sfide che si
aprono. Ibridi e chimere.

Determina un cambiamento del
sentire comune, questo cambiamento va a intessersi nel tessuto sociale e
legislativo. È importante vedere come lo sviluppo delle biotecnologie ci ha
permesso di capire l’origine della vita umana.

Vediamo che ha potuto dirci la
scienza fino ad oggi, poi vediamo come questi aspetti del progresso siano
importanti per il dibattito bioetico.

Si cerca di cogliere l’evento
critico di un nuovo essere umano. Se ci sono aree di intervento, perché non si
tratta ancora di un vero individuo, perché non ha ancora una sua individualità.

In tutti i testi di biologia
dello sviluppo viene detto che la fecondazione segna l’inizio di un nuovo
organismo della specie umana.

Fusione dei gameti, viene segnata
in natura, è un processo irreversibile, segna una nuova individualità umana.
L’attivazione del metabolismo dello zigote. L’organizzazione del nuovo genoma.

Questi sono i meccanismi molto
raffinati dell’attivazione dello zigote. Parte da 2 cellule che vivono poche
ore o giorni. La membrana nucleare è priva di pori, il DNA non è più leggibile.
Da queste due cellule apolidi nasce un individuo.

Questa è la descrizione della
nuova cellula, libera ioni calcio, viene attivata nuovamente la sintesi
cellulare. Il genoma maschile e femminile subisce cambiamenti strutturati come
armonici e orchestrati fin dal primo momento. Il nucleo maschile e femminile
non possono comunicare. Da questa fase comincia una intensa comunicazione, il
nucleo viene nuovamente letto. Elementi paterni e materni collaborano in modo
armonico tra di loro: fase pro nucleare. Regola lo sviluppo di questo
individuo. È da subito un’entità umana perché l’informazione genetica guida lo
sviluppo. Dove è stato introdotto il termine pre embrione? Nella riproduzione
artificiale. Potevano essere selezionati gli embrioni migliori.

È interessante vedere da altre
sperimentazioni che a guidare lo sviluppo è fin dalla fecondazione
l’informazione del nuovo individuo, lo zigote. Sono conosciuti un centinaio di
geni che si attivano subito.

Fin da subito acquista
caratteristiche proprie che segnano un’identità maschile o femminile. Non
esiste un individuo neutro. Il piano corporeo viene posto fin dalla
fecondazione. La forma della cellula uovo determinano l’orientamento della
blastocisti, quindi il piano corporeo. Ogni aspetto è collegato all’altro, c’è
una correlazione tra embrione, feto e individuo adulto. A partire da 4 cellule
non è più totipotenzialità. Il destino
delle prime 2 cellule è determinato: mioblasto e trofobasto
.

Fin da subito ha una sua attività
specifica. Una capacità di compensazione del danno, capacità di riorganizzarsi,
sopperire, riparare a questo eventuale danno. Fino allo stadio di blastocisti,
può dare vita alla gemellanza. Questo non influisce sull’individuo zigote,
anche se poi si costituisce un altro individuo. La totipotenza cellulare non
nega mai che l’embrione è un vero e proprio organismo. Tutte le parti
potenzialmente indipendenti.

Sono dati che abbiamo verificato
in questi lavori. Anche nella prima fase di cammino lungo la tuba, l’embrione è
in relazione con la madre, dialogo molecolare, l’embrione ha sempre un ruolo da
protagonista nel guidare la propria crescita.

È la fase preimpianto. La continuità
non viene mai persa.

Sono il frutto della relazione
tra un uomo e una donna. Segno dell’amore tra 2 persone, dà valore a questa
nascita. È il luogo di questa donazione reciproca. Il figlio è ricco di
gratuità, una sorpresa inattesa, non programmato. Scindendo con la fecondazione
in vitro il linguaggio dei corpi viene a togliersi questo significato profondo
della generazione. Non è più dono di 2 persone, ma un processo in cui
partecipano varie persone. I genitori non sono protagonisti ma spettatori. La
fecondazione artificiale stravolge un atto umano, libero e responsabile.

In un centro consulenza
regolazione naturale della fertilità, venivano coppie dopo aver provato
fecondazione artificiale, che non era riuscita. Accurati studi possono
diagnosticare un problema risolvibile in modo diverso.

Una amica mi ha detto: non sai
quanto è umiliante entrare nell’iter di queste tecniche di fecondazione, mi
sono sentita trattata come una mucca. Detto da una persona non credente, senza
remore morali. Può essere letto con uno sguardo artificiale, che va al di là di
una visione religiosa.

Questa continuità di sviluppo non ha salti qualitativi. I vari nomi
che diamo sono dati arbitrariamente dalla nomenclatura scientifica per
determinare fasi rilevanti dello sviluppo, ma senza salti di qualità.

Dicendo un pre qualcosa, il vero
scienziato sa che vogliamo indicare qualcosa di pre umano o pre individuale,
non è mai stata introdotta nelle nomenclature ufficiali scientifiche.

Sono limiti che fanno riflettere
sul significato dell’approccio manipolativo che possiamo effettuare sull’uomo.
Nessuno di noi ha mai potuto decidere i tempi e luoghi della sua propria
nascita. Gli aspetti del dibattito sull’inizio della vita umana rispetto alla
sua dignità: riconoscere un’appartenenza alla specie umana fin dallo stadio di
zigote, è sempre lo stesso uomo che vive, riconoscere che stiamo parlando di
uomo in una fase del suo sviluppo vulnerabile.

Si dice. Se il soggetto è
vulnerabile dovrebbe essere tutelato maggiormente. Colombo applica queste
categorie relative all’embrione: vulnerabilità sociale e giuridica. Dobbiamo
trattare l’embrione con maggior rispetto e tutela rispetto a un individuo nella
sua fase adulta.

Questo nasce a seguito degli
scandali sulla sperimentazione sull’uomo: popolazioni africane, anziane. Viene
riproposto per le fasi estreme della vita umana.

Il principio personalista. L’uomo
deve essere sempre il soggetto della ricerca. Devono passare sempre in secondo
piano rispetto a questo concetto.

Prevalenza: passa in primis.

Consenso: informazione adeguata
al soggetto coinvolto.

Responsabilità e trasparenza:
negli scopi e iter della ricerca. Quando viene applicato alla ricerca sulla
vita umana si dice che l’embrione non può mai essere usato per prelevare  materiale.

 

Per le sfide etiche la tecnica in
sé è qualcosa di positivo, caratterizza lo sviluppo dell’uomo. Potrei
riportarvi Caritas in veritatis, la
persona umana è protesa al suo sviluppo. Qualcosa di intrinseco. La tecnica è
un fatto profondamente umano. Si afferma la signoria dello spirito sulla
materia. Solo quando la tecnica entra in questa dinamica, ridona all’uomo tutte
le sue responsabilità, allora è una tecnica veramente umana.

Il vero sviluppo non consiste
primariamente nel fare, ma cogliere il fare dell’uomo, la persona nella
globalità del suo essere. Il primo punto: sfide etiche, bisogna tener conto del
principio di umanità. Lo sviluppo è umano se serve all’uomo e se
determina un progresso dell’uomo
. Di fronte alle nuove istanze nasce
l’esigenza di una responsabilità planetaria. Testo: alla ricerca di un’etica
universale: un nuovo sguardo alla legge naturale. Sono talmente forti le sfide
attuali che è necessario un nuovo modo di guardare alla realtà con un
linguaggio condiviso.

 

 

Borgono

 

La bioetica è fuoriuscita dall’ambito
medico ed è diventata una questione pubblica.

Altra tappa della bioetica: ci
troviamo nell’ambito della bioetica globale. Cioè che la contraddistingue è il
fatto che una volta era monopolio dei paesi sviluppati perché correlata alla
tecnologia medica, ha cominciata a invadere tutti i paesi. Ci sono problemi che
riguardano tutto il mondo. Esempio: trapianti di rene, da dove vengono? Dai
paesi in via di sviluppo. Ci sono paesi africani in cui si fanno ricerche, che
in paesi avanzati non si possono fare. Sono forme di neocolonialismo. È il
problema di trovare norme condivise a livello globale.

Vi mostro come è nato questo
problema, quali sono state le prime riflessioni.

Stato dell’arte: si sta tentando
di costruire sui diritti umani, un minimo di bioetica. a questo punta la
dichiarazione UNESCO 2005. Questa è la situazione attuale. I problemi sono
globali, l’UNESCO si è occupata di bioetica per arrivare a principi condivisi
per dare un sostegno giuridico contro la ricerca selvaggia… non solo proibizioni,
ma anche in senso positivo per i PVS. Creare condivisione delle risorse, dei
risultati della ricerca, solidarietà.

 

Vediamo nel dettaglio. Breve
introduzione. Parliamo di bioetica globale, c’è globalizzazione, che diffonde
anche la tecnologia medica. Oggi facciamo esperienza di tante culture, possiamo
sapere che fanno i talebani, entriamo in contatto con una realtà
sostanzialmente diversa a ciò a cui siamo abituati. La globalizzazione tende a
omogeneizzare e far emergere le differenze. Provoca l’effetto contrario. Il
problema è proporre principi di bioetica validi per tutte le culture.

 

La tecnologia è frutto di una
cultura. Si diffonde la tecnologia, quindi una cultura. Sembrava una
esportazione pacifica, per esempio tutti avrebbero accettato il principialismo,
in realtà è stato oggetto di molta resistenza. Questi principi vanno bene per
voi occidentali, ma per noi no, dobbiamo fare una bioetica locale. Sono emersi
problemi, ci dobbiamo mettere d’accordo. Se i problemi sono condivisi,
riguardano tutti, allora dobbiamo trovare un principio condiviso tra le diverse
culture. Questo fenomeno si è esacerbato per la globalizzazione che accorcia le
distanze.

 

Potter non ha coniato il termine
bioetica, ma ha coniato bioetica globale.

1971. secondo il modello Georgetown
erano state tralasciati alcuni temi, ambientali e la crescita demografica.
Dobbiamo ridurla o sostenerla? Aveva nella targa della macchina la sigla
ZPGYES, Zero Population Growth. Ha
sfumato la sua idea, non si tratta solo di sopravvivere, ma vivere bene,
maggiore qualità di vita a livello individuale, sopravvivenza accettabile. Chi
non supera un certo livello di qualità della vita: aborto, eutanasia….

È una bioetica globale da imporre
a tutti, una nuova forma di imperialismo.

Ci sono stati 2 modi, trovare
soluzione hai problemi condivisi:

  1. Global Health
    Ethics
    : solo problemi di portata globale
  2. trovare principi condivisi per risolvere tutti i
    problemi della bioetica.

Accesso equo alle prestazioni
sanitarie. Aver messo l’attenzione a problemi di portata globale, urgenti.

Kennedy institute: si sono resi
conto della crisi del principialismo, non era accettato da altre culture, in
Cina, Africa, Filippine. Rigettavano il concetto di autonomia, occidentale,
molto associato al liberalismo. L’idea di fare dell’autonomia il primo
principio è fuori luogo altrove.

Sono fiorite altre bioetiche. Il
problema era fare una bioetica transculturale.

Queste persone a Georgetown
intrapresero un dibattito per la loro esperienza. Andavano a fare corsi di
bioetica da per tutto, anche nelle Filippine. Cominciavano a parlare delle loro
categorie occidentali. L’auditorio loro non riceva questi principi. La cultura
americana è incentrata sull’autonomia, ma non la cultura asiatica. Coniugare
universalismo con l’attenzione alla diversità.

La proposta è contrattualistica
come quella di Hengelhartd. Alla fine ci mettiamo a discutere su che bisogna
fare, arriviamo a un accordo, non quello
più vero, ma quello dal punto di vista di chi finanzia. Così succede nel
dibattito sull’aborto. Si esclude chi non ha voce in capitolo
.

Hengelhardt stesso ha affrontato
questa tematica: non c’è possibilità di arrivare a principi condivisi. Le
culture tra loro sono stranieri morali. Ogni cultura può avere la sua moralità.
La morale ha solo senso all’interno di una comunità.

 

L’Inghilterra ha aperto la
possibilità che gli islamici possano essere giudicati da tribunali islamici.
Rompe il principio che la legge è uguale per tutti. L’unica cosa che c’è come
regola condivisa sono le procedure, non il contenuto. Ognuno porta avanti la
propria moralità, bioetica. è un problema se vogliamo risolvere problemi
comuni.

Siamo rimasti solo con i diritti
umani. Bisogna distinguere il concetto originario dei diritti umani del ’48
dalle sue derive individualistiche, esempio quando si parla dell’aborto come
diritto umano. Ho visto un articolo, se dici che l’aborto è un diritto umano,
meglio che lasciamo stare i diritti umani.

C’è stato un dibattito
internazionale nelle NU, è stato frutto di un dialogo transculturale. Dunque il
consenso ha un certo valore. Per questa deriva individualistica del concetto
dei DH, è stata messa in crisi nella dichiarazione di Bangkok. Il concetto dei
DH non ci va perché non ci rispecchia. Stavano pensando all’uso indebito dei
DH. Il problema è stato messo a fuoco, non può essere ignorato. Era il 1948
rimaniamo con quello: no! Allora si è arrivato a un compromesso debole. Dice:
la diversità culturale deve essere promossa sempre che non vada contro i DH. La
diversità culturale non va bene, ma tolleriamolo un po’ finché non crea
problemi coi DH. Non è bello.

Il rapporto tra bioetica e DH ha
una data: codice di Norimberga che condivide tanti elementi col concetto di DH.
Quale è questo elemento? La pretesa di universalità. È al cuore dei DH e del
codice di Norimberga. Sono stati i tribunali eretti dalle potenze vincitrici
per giudicare i crimini nazisti. Una sezione ha giudicato i medici nazisti,
tutte le cose inaccettabili che hanno fatto, non lo dico per rispetto alla
vostra sensibilità. Quando si combatte sul mare, in aereo, se l’acqua è fredda
uno muore. Erano interessati a sapere quanto tempo uno resisteva al freddo.
Prendevano i prigionieri li mettevano al ghiaccio e registravano quanto
reggevano. Avevano un’idea a scapito di quelli che morivano. A Norimberga hanno
capito che non tutto ciò che si può fare è benefico anche se l’intenzione è
buona, come per i nazisti che volevano sapere quanto tempo avevano per
soccorrere chi finiva in mare.

Come li possiamo condannare se
non esiste una legge che hanno violato?

C’è una dignità umana. Il
contenuto della dignità umana: la dignità umana è almeno un limite alla ricerca
scientifica. C’è un principio di limite.

Sto strumentalizzando una
persona, sto facendo qualcosa che lui non vuole o non sa. State mettendo un
individuo al servizio della società, quindi lo state strumentalizzando. La
bioetica è nata dopo questi abusi. Si sono resi conto che i medici stavano
facendo cose che non si potevano fare. Pensate al rapporto tra bioetica e
protezione soggetti di ricerca.

Il codice di Norimberga venne
rapidamente dimenticato. Questo è da ricollegare all’idea che la scienza e
neanche la medicina possono avere un limite dentro se stesse. Lasciandole a se
stesse si ariva a degli abusi. Se c’era un codice etico era perché qualcuno lo
violava. C’è bisogno di un principi di regolamento della attività scientifica.
Pensate a ciò che succede con i malati oncologici. La medicina è sviluppata, se
ti fanno una diagnosi di una malattia oncologia, ti fanno una chemioterapia, è
prevista una certa efficacia, 80%, che si fa col 20%, un secondo protocollo.
Arriva il momento in cui non ci sono più protocolli e la decisione sta al
medico. I medici propongono una terapia non ancora provata, a volte ci sono
interessi economici. Il punto è se la
presentano al paziente come una terapia collaudata o meno. Quando chiedono il
consenso, i malati sono consapevoli o no. C’è molta tendenza a procedere,
andare oltre al consenso informato
. Sappiamo già dove ci ha portato questo.
Vengono fuori abusi, la medicina non è intrinsecamente portata a questo, è la
cultura moderna.

Questa situazione ha fatto il
ritorno dei DH che sono rientrati soprattutto nell’Europa che da 1945 era
avviata verso un processo di integrazione.

Convenzione di Oviedo. C’erano
state raccomandazioni del Consiglio d’Europa negli anni 80, 90, sempre col
linguaggio dei DH. È stato intuitivo fare riferimento ai diritti umani. Le
convenzioni hanno un processo di ratifica con diversi passaggi. In Italia sono
stati compiuti molti passaggi, ma è mancato una da rendere invalida la
ratifica: non ha depositato la ratifica agli organi competenti.

È stata nominata all’articolo 9,
per Eluana Englaro, deve essere presa in considerazione la dichiarazione
pregressa. Non si può usare quel testo per dire: queste direttive sono
vincolanti.

 

Un corso: UNESCO e bioetica.
l’UNESCO ha scritto 3 documenti di bioetica.

  1. progetto genoma del 2001
  2. protezione dei dati genetici umani, è
    un’applicazione della prima, 2003
  3. dichiarazione proposta a tutti, 2005

lo stesso paradigma dei DH è
entrato in crisi, è stato contestato da alcune regioni, dell’Africa, Asia,
Islam. Come difendere l’universalità dei DH davanti alla sfida del relativismo
culturale??

 

Stato dell’arte della bioetica
globale, 2 possibilità che si stanno sviluppando.

  1. relativistica: bioetnoetica: parola
    inventata che vuole sottolineare il popolo, ogni popolo, cultura ha la sua
    bioetica. la Chiesa ha preso in considerazione l’inculturazione. È un dato
    di fatto che le culture non sono uguali, ma l’individuo non può essere
    ridotto alla sua cultura. È intuitivo che siamo tutti uguali perché siamo
    uomini.
  2. universalistica: noi cattolici cristiani
    crediamo in una certa universalità che associamo alla legge naturale. La
    soluzione giusta va per l’universalismo. Ma è un problema reale, non si
    risolve con dichiarazioni di principi, c’è bisogno di un’elaborazione. È
    il problema fondante della bioetica.

non ci sono gerarchie tra le
culture. Sebbene non possiamo stabilire gerarchie, è chiaro che ci sono
elementi negativi in tutte le culture, in alcune sono più numerosi che in
altri. questa evidenza intuitiva si perde in questa prospettiva. A mio avviso
si può prendere le cose buone di questa prospettiva e purificarle. Le culture
sono realtà in continua evoluzione, attraverso gli scambi. La cultura si
trasforma. Ogni cultura tende a qualcosa che va al di là di essa stessa. La
spinta è data dalle altre culture. Questo ci fa capire che nessuna cultura può
esaurire tutta la ricchezza dell’umanità. L’essere umano è una creatura che progredisce
di più quando vede più beni diversi, per questo serve il dialogo
interculturale.

Questa prospettiva universalista
non è abbastanza attenta alle differenze. La Chiesa è un’esperienza positiva di
scambio tra culture.

 

La dignità umana: la purifichiamo
da tutte le derive individualistiche. Alcuni pensatori propongono aborto come
DH. Vai a proporlo a un africano, ti prende a schiaffi. Sono culture (africana,
asiatica) molto sensibili alla vita.

Possiamo invertire questa
tendenza escludente dei DH. Pensiamo a come si sono sviluppati i DH, la
scoperta dell’America. Gli indios hanno un’anima, sono umani come noi? Bolla
papale: sì.

Pensate all’abolizione della
schiavitù: i neri sono esseri umani? Sì.

Il nascituro è un uomo come noi? Comincio a dubitare, allora lo posso
ammazzare.

Tutti siamo uguali ma i nascituri sono meno uguali, come dice il
maiale nella Fattoria degli animali di Orwell.

 

Il dialogo tra le culture tende a
portarci verso il bene.

Se la cultura la perso un valore,
la vita umana, lo può ritrovare con lo scambio culturale con altre culture che
hanno questo valore.

Questo è il dibattito attuale
della bioetica.

 

DOMANDE: Esiste qualche documento
che tutela la vita dal concepimento?

Dichiarazione universale dei
diritti dell’uomo: “Deve essere promossa la dignità umana di tutti gli esseri
umani”. Sta prendendo una posizione forte. Nel dire essere umano, non persona,
intende dal concepimento. Si discute se sia persona o meno, ma tutti sanno che
è un essere umano, non un maiale.

In ambito sanitario a volte si
dice che non è neanche un essere umano, ma a me sembra ovvio, è difficile dire
che non è un essere umano. È importante essere attenti alla terminologia
giuridica, questi documenti non si interpretano leggendo dizionari, o libri di
filosofia, ma altri documenti giuridici. Il termine essere umano è inclusivo.
C’è stato un articolo Journal Of Medical
Ethics
, gli abortisti erano preoccupati. Ma la vita umana del concepito è
tutelata dalla dichiarazione universale dei DH? Alla fine dice: no. Invece è
chiaro: sì.

Ha valore di consuetudine.

La legge 40: devono essere
tutelati tutti i soggetti, anche il nascituro. Si distingue capacità giuridica
e soggettività giuridica. Per il fatto di nascere si attuano questi diritti
(eredità).

Stiamo parlando del bene
giuridico Vita. Se è vero che tutti gli uomini sono uguali allora il diritto
alla vita è ugualmente forte. La vita è un bene da essere tutelato sempre.

Il primo problema è invocare Dio
per garantire un diritto, non è un principio giuridico, neanche del diritto
naturale. Non ricevere danno: per questo la pena di morte non è un diritto
umano. Neanche è stato riconosciuto nel 1948. non viene attaccato il principio
stesso della pena di morte. La pena di morte anche se non intrinsecamente
cattiva, non c’è giustificazione per attuarla. Non si perde mai la dignità
umana.

 

 

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