Biodiritto

La ricerca della giustificazione
di norme che disciplinano l’ambito bioetico. Il problema nn è solo ql etico, ma
è anche trovare regole che valgano per tutti. Accanto al termine biodiritto,
biolegislazione (si tratta di trovare leggi che regolano i comportamenti
collettivi, biogiurisprudenza, abbiamo sentenze che cercano di regolare.

Spesso si ha la sensazione che se
nn c’è un regola, ognuno può fare che vuole.

  1. Asincronia:
    La prima bambina nacque in provetta nel 78, la legge è del 2004. c’è una
    lentezza del biodiritto a prendere posizioni. È evidente che questo
    suscita una serie di problematiche. C’è una asincronia, è la lentezza
    strutturale del diritto. Quante volte ci capita di sentire quante nuove
    scoperte si succedono, il diritto invece è lento, per arrivare a una legge
    ci vuole tempo, progetti unificati, discussioni in camera, senato. Abbiamo
    2 velocità diverse. Direi meno lenta la giurisprudenza, nel caso di
    Eluana, il giudice è intervenuto in assenza di legge. A volte situazioni
    analoghe vengono trattate in modo diverso, questa è un’ingiustizia per il
    diritto.
  2. interdisciplinarità:
    per fare una legge bisogna conoscere esattamente la materia. Necessita di
    un confronto tra discipline diverse. Il diritto nn riesce ad elaborare le
    categorie tradizionali. Il giurista nn sa che definizioni dare in ambiti
    scientifici nuovi. Per questo sono cauti, aspettano che le cose si
    chiariscano sul piano scientifico e sociale. Le revisioni richiedono molto
    tempo. Le legislazioni possono invecchiare velocemente. Come la legge 40,
    sono affrontate molte tematiche, ma ne sono sorte di nuove nel frattempo.
  3. pluralismo
    etico
    : viviamo in società pluralistiche, adoriamo diversi valori,
    è facilmente visibile il pluralismo, la frammentazione, che rallenta la
    legislazione. Sono nati 2 paradigmi diversi per intendere il diritto in
    ambito bioetico.

Concezioni di BIODIRITTO:

  1. il biodiritto come diritto SULLA vita. Interpreta
    il significato della parola biodiritto come diritto sulla vita. Il diritto
    ha una priorità sulla vita che è oggetto della regolamentazione.
  2. diritto PER la vita. La vita ha una priorità, il
    diritto è al servizio della vita.

Concezioni:

  1. TEORIA LIBERALE LIBERTARIA: parte da un certo modo
    di intendere la vita, considerata meramente un fenomeno empirico che
    possiamo osservare, un insieme di cellule che si sviluppano, secondo la
    legge causa effetto, ma che nn hanno un valore in sé e per sé. Scisso da
    qualsiasi fondamento di valore. I valori non esistono nella natura ma sono
    prodotti dall’individuo. I valori non esistono in sé e per sé nella
    natura, ma sono prodotti dal soggetto. Il diritto deve essere neutrale,
    cioè assenza di una presa di posizioni, nn prende la parte di nessuno, non
    siamo a favore o sfavore di nessuno. Il diritto non può fare altro che
    essere neutrale, nn dice quali sono i valori preferibili o meno. Un
    diritto neutrale mira a proteggere la libertà dell’individuo. Se nn prende
    mai una posizione, il diritto si pone questo obiettivo, difendere la
    possibilità che ogni individuo possa esprimere i propri valori. Dobbiamo
    poter fare le scelte che vogliamo. Il diritto toglie tt gli ostacoli che
    impediscono la manifestazione della libertà (in senso negativo), e
    amplifica la libertà (in senso positivo).

La legge deve
garantire tutte le opzioni possibili, la vedova che chiede di esser inseminata
col gamete del marito morto, la single che vuole un figlio, gli omosessuali che
vogliono adottare… il diritto deve garantire tutte queste possibilità. L’unico
limite che si può immaginare è quando la libertà danneggia l’altro. La mia
scelta di libertà crea un danno. Ma che vuol dire danneggiare? Che vuol dire
altro? Sempre un soggetto in grado di autodeterminarsi. Questa visione ammette
poche eccezioni.

Possiamo anche
immaginare di proibire qualcosa ma lasciando la possibilità.

Qcn dice che è
più adattabile in una società pluralistica. Es Stefano Rodotà, Roberto
Scarpelli, non cognetivismo etico, Bioetica laica, libro postumo. Diritto
neutrale che difende la libertà di pensiero. Hengelhardt.

È un mdo di
intendere il biodiritto che mira a un permissivismo. Il diritto regola,
garantisce la libertà, la possibilità di manipolare la vita, i diritti
riproduttivi positivi. Diritto a morire, al perfezionamento (enhancement).

Concetto di
neutralità. Ma questo modo è veramente neurtrale? In realtà c’è una presa di
posizione, quella del soggettivismo etico. In realtà ritiene che i valori
debbano essere prodotti dal soggetto, è una posizione che tutela il
soggettivismo etico. Nn si può mai non prendere una posizione etica, anche per
il diritto. C’è sempre dentro l’etica. Anche chi pretende la neutralità,
favorisce un’etica di tipo soggettivistico.

Che ne è di
tutti quegli individui che ancora nn esercitano la razionalità, capacità di
autodeterminazione? Quelli che non possono più esercitarla? Embrioni, in coma,
anziani… quelli che non saranno mai in grado di autodeterminarsi? Disabili
gravi.

Il diritto
protegge solo chi qui e ora è in grado di autodeterminarsi. Questo tipo di
biodiritto è un biodiritto sulla vita, di tutti quegli essere che non sono in
grado di autodeterminarsi. Lo scienziato sì che è in grado di autodeterminarsi.
Prevale il diritto di chi è in grado di autodeterminarsi su quello che nn è in
grado di fare una scelta. È un diritto che crea discrinimazione. Non tutti gli
esseri umani sono soggetti di diritto. Hengelhardt diceva: non tutti gli esseri
umani sono persone. Diceva: esistono anche persone che non sono esseri umani,
come i robot. La soggettività giuridica è attribuita solo ai soggetti che mi
dimostrano qui e ora la capacità di autodeterminarsi.

La vita in sé
e per sé non ha nessun valore, una dignità, dei diritti, i diritti vengono
riconosciuti solo a quelli in grado di fare delle scelte. Sempre nel contesto
di questo paradigma, oltre a questa teoria liberale libertaria, che parla di
diritto neutrale, esiste anche un’altra teoria, quella utilitaristica.

  1. TEORIA UTILITARISTICA: la vita vale solo se
    rappresenta  un interesse. Tutti gli
    umani, ma anche gli animali dotati di un sistema nervoso centrale, cercano
    il piacere e evitano il dolore. Sono senzienti. Secondo gli utilitaristici
    non è rilevante l’appartenenza alla vita umana o meno, ma che la vita
    abbia degli interessi. Gli utilitaristici difendono anche gli interessi
    degli animali oltre a quelli dell’uomo. Bisogna massimizzare il piacere e
    minimizzare il dolore. Così posso avere l’utile. Ciò che interessa al
    diritto, la vita deve essere in una condizione di esistenza che massimizzi
    il piacere e minimizzi il dolore: in una condizione di buona qualità di
    vita. La vita è rilevante se ha un certo livello di qualità. Il diritto
    è chiamato a garantire la qualità di vita
    . Sicuramente non i feti
    finché non hanno un sistema nervoso centrale: 18 settimane. Ma gli animali
    devono avere gli stessi diritti degli uomini, perché hanno gli stessi interessi.
    Bentham nel 700 aveva anticipato questa linea. Non dobbiamo pensare:
    questo individuo può pensare, ma questo individuo può soffrire? Per loro
    noi facciamo SPECISMO, cioè discriminazione delle specie. NOn possiamo
    ritenere superiore la specie umana, dobbiamo mettere sullo stesso piano
    tutte le specie. Il diritto deve difendere tt gli individui senzienti, la
    qualità di vita di questi individui. Se i costi superano i benefici, la
    sua vita non vale la pena di essere vissuta. La qualità diventa un fattore
    di discriminazione.

Questo
paradigma del biodiritto è un paradigma permessivista, alla vita non si
riconosce valore. L’embrione non è senziente, può essere selezionato,
manipolato per garantirgli la qualità di vita. Ha promosso il diritto di
morire, sia nella fattispecie volontaria che involontaria. Gli utilitaristi
dicono: gli animali hanno diritto a non soffrire, ma non a vivere. Gli
animalisti sono attenti a non far soffrire gli animali, ma non il diritto a
vivere, dicono.

La vita umana si ritiene essere
un oggetto disponibile, per ragioni diverse, in funzione della
autodeterminazione (1° paradigma) o della qualità della vita (2° paradigma). Il
filo conduttore è che la vita umana si ritiene essere un bene disponibile. Per
questo non tutti gli esseri umani sono soggetti di diritto.

Immaginiamo 2 cerchi, che nn si
sovrappongono, solo in parte, ma nn coincidono, esistono esseri umani nn
soggetti di diritto e viceversa. La separazione tra soggettività giuridica e
natura umana. La natura umana è irrilevante per il diritto. Il diritto è il
prodotto della volontà dell’uomo. Se il diritto è i prodotto di una volontà,
può cambiare, è variabile, muta a seconda del variare della volontà dell’uomo.

  1. DIRITTO PER LA VITA: questo diverso modo di
    intendere il biodiritto parte da altri presupposti filosofici, che
    possiamo elencare:
    1. Il diritto non deve essere neutrale. È consapevole
      che il diritto ha bisogno dell’etica, non può essere estraneo alle
      ragioni dell’etica. Il diritto che sia solo il prodotto della volontà è
      estremamente pericoloso. Il diritto ha bisogno dell’etica. Quando
      parliamo di pericolosità penso a come sono nati i totalitarismi, la
      legislazione nazista, l’uso del diritto che non teneva in alcuna
      considerazione i valori dell’uomo. Nasce dalla tematizzazione della
      rilevanza della natura umana per il diritto. Non il diritto che può
      cambiare, avere qualsiasi contenuto, ma come riconoscimento della natura
      dell’uomo, cioè il DIRITTO NATURALE. È la prospettiva che nel pensiero
      occidentale è stata chiamata GIUSNATURALISMO, la teoria che ritiene che
      il diritto sia il riconoscimento dei valori scritti nella natura. Un
      diritto che possa tematizzare la coincidenza tra essere umano e
      soggettività giuridica. Tutti gli esseri umani sono soggetti di diritto.
      Solo gli esseri umani sono soggetti di diritto.
    2. Il diritto è per la vita, fa la differenza dal
      punto di vita filosofico e delle implicazioni pratiche. La vita non è più
      riducibile a un insieme di cellule, ma è la vita di un organismo, non un
      mucchio di cellule, ma di un organismo che ha in sé un principio vitale
      di coordinamento che è di più della somma delle parti che lo compongono.
      Non è solo un corpo componibile e scomponibile a piacere. Ha uno sviluppo
      continuo che non è altro che l’attuazione di potenzialità che esistono
      già. C’è uno sviluppo teleologico, orientato a un fine. Ecco perché il
      diritto non può che proteggere la vita dell’essere umano in sé e per sé.
      Non solo alcune fasi della vota, solo quando manifesta un certo livello
      di qualità di vita o una certa autocoscienza, razionalità, capacità di
      autodeterminarsi. Sono soggetti di diritto gli embrioni, i celebrolesi,
      quelli in coma, gli anziani. L’essere umano ha diritti per ciò che è, non
      mi interessa che abbia un certo livello di qualità di vita, non la condizione
      della sua esistenza, la capacità di realizzare un atto li libertà. Ci
      troviamo di fronte. È un diritto che garantisca GIUSTIZIA, cioè
      UGUAGLIANZA, ogni essere umano ha il diritto ad avere diritti, a vivere,
      la RECIPROCITà tra diritti e doveri. Ammette manipolazioni solo se non
      danneggiano la dignità dell’essere umano. Sì a una sperimentazione
      terapeutica, se la finalità dell’intervento è rivolta al bene
      dell’embrione. Non si producono embrioni in eccesso, non si scartano
      embrioni, no alla selezione genetica, sì alla fecondazione assistita
      nella misura in cui si garantisce i diritti dell’embrione di vivere,
      avere una famiglia… il diritto nel morire, cioè avere un accompagnamento
      graduale verso la morte. Cure palliative. Non diritto di morire.

Da concezioni diverse del diritto
si può arrivare a legislazioni completamente diverse. Le organizzazioni
internazionali, europee hanno sempre emanato indicazioni per i paesi membri, ma
c’è una grande varietà di legislazioni. Spagna e Inghilterra sono più
permissive. Chi vuole il suicidio assistito migra in Svizzera, chi vuole una
certa fecondazione artificiale va in Spagna.

Da un punto di vista del
biodiritto viviamo una ricerca di principi comuni. C’è un grande movimento
nella ricerca di principi condivisi, ma assistiamo a una frammentazione. Questo
complica i problemi. Una soluzione non c’è, ma possiamo comprendere le ragioni
del ritardo e della eterogeneità del biodiritto. Ci sono modi diversi di
intendere il biodiritto, per la vita o sulla vita. Ma allora forse non ha
neanche senso avere delle leggi? Io penso che valga la pena, perché abbiamo
altrimenti un disorientamento. Bisogna trovare dei principi condivisi per
stabilire dei punti di riferimento. Il grande rischio oggi è che dove non c’è
una legge intervenga il giudice in modo discrezionale e eterogeneo.

È importante una legislazione che
tenga conto dell’uguaglianza di tutti gli esseri umani, che garantisca a tutti
il diritto alla vita.

 

DOMANDE:

L’etica porta a ritenere
problematica la stessa fecondazione assistita, per la separazione tra funzione
unitiva e procreativa. La legge 40 la ritiene lecita, stabilisce una serie di
limiti, in funzione della difesa del concepito, nella misura in cui danneggia
la vita dell’embrione. Si ammette la fecondazione in vitro. Come si risolve?
L’obiezione di coscienza per i medici che non ritengono di fare fecondazione in
vitro. Ci si può astenere nella pratica nella misura in cui si ritiene non sia
moralmente lecita. Diritto e etica non possono coincidere. Non è pensabile in
una società pluralistica.

Il diritto deve difendere
soprattutto la giustizia. L’uguaglianza tra gli esseri umani. Una
regolamentazione deve anche prendere atto della pratica della società. Bisogna
cercare quella regolamentazione che tenga conto della giustizia, che è il
minimo che una società è chiamata a garantire.

La Chiesa Cattolica ha appoggiato
la legge 40 perché è il male minore. È inevitabile che il diritto non possa
abbracciare tutta l’etica. Non è una legge perfetta, l’avrebbe scritta in modo
completamente diverso. I problemi erano le coppie di fatto e la scissione tra
funzione unitiva e procreativa.

Anche sulle dichiarazioni
anticipate si è sempre avvertito un dissenso, ma anche un rifiuto delle terapie
sproporzionate, si possono rifiutare anche con le DAT, anche se sono
problematiche perché c’è uno sfasamento. Sono ammissibili dal punto di vista
giuridico e etico nella misura in cui si rifiuta l’accanimento terapeutico.

C’è anche un turismo opposto
dall’Olanda all’Italia, di chi vuole avere la garanzia di essere curato,
assistito.

 

MARINA CASINI:

mio babbo è docente proprio qua,
allora mi sento a casa, in famiglia.😀 allora anche se avevo la febbre, ho
detto vengo!😀

 

BIOETICA E DIRITTO INTERNAZIONALE

 

Il diritto e in particolare
quello internazionale è a pieno titolo tra gli elementi che rientrano della
bioetica.

“La bioetica è lo studio
sistematico della condotta umana in ambito delle scienze della vita e della
salute, esaminata alla luce di principi e valori morali.” (enciclopedia di
bioetica, ’78)

La stessa cosa possiamo dire
leggendo la prima revisione del ’95. “studio sistematico delle dimensioni
morali…”

Vediamo subito il collegamento
stretto tra bioetica e diritto internazionale. C’è stato un momento di svolta
del DI, si parla di DI moderno, ancora una volta finisce per toccare
direttamente la bioetica.

Si parla anche di ordinamento
della comunità degli Stati. Partiamo da uno sguardo ampio. Il DI è questa
ampiezza di vedute, poniamoci con questo sguardo ampio. I soggetti sono gli
stati (popolo territorio governo), organizzazioni internazionali, santa sede.
Poi ci sono alcune realtà per cui è molto forte la discussione se debbano
considerarsi soggetti. Si parla dei popoli e dell’ordine di Malta. I popoli,
anche se si vedono soggetti di diritto, non sono considerabili soggetti. La
croce rossa tanto opera, ma molti dicono che le organizzazioni non governative
non sono soggetti. Gli individui sono soggetti di DI? Importa perché si parla
di DH. Quando i DH vengono violati all’interno degli Stati, è chiamato in causa
il DI.

Soffermiamoci sulle
organizzazioni internazionali. Sono entrate a fare parte della comunità dsi
soggetti di DI sono ultimamente, solo per scopi scientifici: unione per la
protezione della proprietà industriale, unione postale, ecc…

Il primo tentativo fu la Società
delle Nazioni. All’indomani del conflitto nel ’45 fu sostituita dall’ONU,
l’ispiratore fu Roosevelt.

È importante la consuetudine in
DI, si considera obbligatoria, anche se non c’è una legge. Non siamo abituati a
qst. Si legge che la consuetudine si fonda su prassi (comportamento) e
l’“opinio iuris ac necessitatis”.

Vincolante è obbligatorio,
cogente. Il fatto che un atto non obblighi non significa dire che è
irrilevante. C’è un’efficacia che fa quasi più presa di un atto vincolante. Gli
atti vincolante sono patti, trattati, convnzioni, direttiva. Quando sentite
risoluzioni, raccomandazioni, dichiarazioni: non sono vincolanti, ma hanno una
portata culturale molto forte. Raccomandazioni del parlamento EU o consiglio
d’EU sono state così enfatizzate, es. su omosessuali, adozioni… hanno fatto
presa sulla cultura.

Una svolta enorme nella
concezione di DH, magna charta libertatum, diritti dell’uomo e del cittadino,
già si parlava di DH. Eppure è stato cambiato lo statuto del DH stesso, a volte
ci sono scossoni così grandi che ci cambiano, si dice: non sono più la stessa
persona. Lo stesso nel DH. È stata una scossa violenta, non è un
enfatizzazione. Prima c’era stata una crisi della medicina, antropologica, del
diritto. Non mi soffermo su quella della medicina.

Parliamo di quella del diritto.
La svolta è avvenuta nel cuore del 1900, tra il 46 e il 48. negli anni
precedenti intere categorie di esseri umani, considerati inutile, feccia della
società, perché appartenenti a certe etnie, disabili, anziani.. usati nei
totalitarismi come cavie negli esperimenti. Quei comportamenti non erano frutto
di gesti impulsivi, ma fatti a tavolino nelle sedi preposte. Nelle sedi in cui
si fanno le scelte politiche. Poi si parla di barbarismo, imbarbarimento. Le
leggi razziali erano leggi. Vigeva una concezione particolare del diritto. Era
una concezione del D positivo, cioè posto, da Positum, scritto. Il D è giusto
perché è certo, scritto nero su bianco. Un foglio dà certezza. Ci si fidava di
questa concezione come se la giustizia fosse mantenuta perché c’era una legge
scritta. Hans Kelzen, lineamenti di dottrina pura di D. il DI moderno nasce per
contrastare questo. Hans: “non c’è nessun comportamento umano che non possa
essere oggetto di legge. Una norma vale perché è stata prodotta secondo una
regola determinata. Il D vale solo come D positivo, cioè posto.” Questa è la
crisi del D. quante volte ancora oggi sentiamo dire sull’aborto: ma è la legge
che lo permette. Basta che ci sia una legge perché la legge sia giusta?

Anna Arendt: pensatrice,
filosofa, La banalità del male, libro su un nazista che aveva obbedito alle
leggi, eseguito ordini, ma nn gli è valsa la qualifica di uomo giusto. Dice:
oltre ad aver fatto quello che credeva fosse il dovere di un cittadino, era
ligio alla legge. Ligio agire come se si fosse il legislatore. – il male non è
mai banale, è banale il modo in cui viene avvertita la sua presenza. Nessuno si
scandalizzava più di tanto dei comportamenti poi giudicati barbari. Questo ha
cambiato la coscienza della società. Le leggi hanno questo effetto. Le leggi
cambiano la percezione del fatto. Crisi antropologica: 1920: Alfred Hoche, Karl
Binding:  autorizzazione a eliminare vite
non degne di vivere. Era stata teorizzata questa concezione gradualistica della
dignità umana.

In futuro gli uomini potrebbero
sterminare tutti gli uomini il cui QI sia sotto un certo livello.

Ci stiamo immergendo nel tema
dell’eutanasia. Nel 39 furono costruite le prime camere a gas per decreto di
Hitler, per uccidere tutti quelli che nn erano degni di vivere, sofferenti, in
fin di vita. Sostituiti i termini: Assassinio = concedere una morte pietosa.

 

Risposta del DH: “il riconoscimento della dignità inerente ad
ogni membro della famiglia umana costituisce il fondamento della libertà, della
giustizia e della pace del mondo

LA DIGNITà UMANA è POSTULATA,
resta qcs di misterioso, tuttavia è un mistero di cui si intuiscono alcuni
tratti. L’uomo deve essere sempre considerato un fine, mai un mezzo.

Inerente vuole dire non accessoria,
qcs di intrinseco, il carattere indelebile dell’esistenza. Caratterizza
dall’interno la stessa condizione umana. La barbaria precedente era nata dalla
discriminazione tra esseri umani. Ognuno di noi è unico e irripetibile, sono
più le differenze che le uguaglianze, allora? Si riconosce la dignità uguale
per tutti. È legata a uno sguardo della mente, non è una realtà matematica, si
può intuire con la mente, andando al di là della materia.

Questa sta corrodendo nei vari
stati la pena di morte. Le ragioni per cui la pena di morte è stata criticata
in precedenza: i giudici si possono sbagliare, non ha una reale efficacia
preventiva, lasciamo al reo la possibilità di redimersi, per portare vantaggio
alla società che ha danneggiato… si potrebbe sempre confutare, c’è solo un
argomento su cui non esce il però, rimane in gola.

Nessuno può distruggere questa
dignità, gli altri la devono riconoscere nonostante le peggiori efferatezze,

 

moratoria universale: risoluzione
contro la pena di morte, “mina la dignità umana”, nn esite alcuna prova che
dimostri l’efficacia, il giudice può sbagliare… ma il punto fondamentale è che
mina la dignità umana. La dignità umana rende quella vita inviolabile,
intangibile.

E per la bioetica il DH che cosa
ha previsto? Abbiamo tanti e tanti documenti, scorro a carrellata, per darvi
l’idea della portata di quello che sto dicendo. Il parlamento EU ha emanato
molto sulla clonazione umana, invenzionI biotecnologiche, diritti riproduttivi
(risoluzioni molto pericolose, si parla di sterilizzazione, contraccezione e
aborto in tutte le sue forme, è l’ANTILINGUA), xenotrapianti (trapianti tra
specie diverse), 2008 risoluzione sull’accesso all’aborto sicuro e legale.

Ci sono anche latri organismi:
corte europea dei DH,…

 

In tema di aborto, dal 76 al 20
marzo 2007 abbiamo avuto casi che riguardano l’aborto. È uno dei temi classici
della bioetica. anche in tema di suicidio assistito. La signora Pretty chiedeva
che il marito fosse autorizzato ad aiutare la moglie a morire fornendole gli
elementi. La corte europea rifiutò, interessante perché si rifà a una
concezione personalistica.

 

Anche la sospensione di
nutrizione e idratazione è entrata a far parte del novero dei casi trattati.
Ada Rossi and others: tanti cittadini avevano fatto ricorso contro l’Italia per
sospendere alimentazione a Eluana. Disse è inammissibile il ricorso, ma poteva
essere benissimo presentata in quella sede.

 

Nell’ambito della medicina devono
essere rispettati il divieto di clonazione, ecc..

L’Europa deve o non deve dare finanziamenti
agli stati per ricerche su embrioni umani? Era stato detto no, ma poi sì nel 7°
programma quadro che gestisce 50,524 miliardi di €. Si dice: non sono persone,
non hanno dignità.

 

Esiste una CONGIURA
internazionale contro la vita nel campo della bioetica.

 

In che consiste questa congiura?
Non riguarda solo fatti, ma concetti strategie, si tratta di cambiare le carte,
dire che è bene ciò che è male e male ciò che è bene, affinché possano essere
fatti aborti, eutanasia, uso di cellule staminali embrionali. Il tutto viene
fatto passare come progesso civile, conquista, ciò che è la soppressione di
esseri umani, ritenuti non degni di restare nella società, tra gli uomini. Si
parla di autodeterminazione, ma nn può nn tener conto che ogni uomo nn è una
monade. È molto facile chiedere di morire quando tutto intorno si hanno spinte
a fare quella scelta. Ci sono molti segnali di questa crisi.

Ho fatto 3 slides sui segnali
della crisi:

si evita di rispondere su chi è
il concepito? La dignità umana viene presentata come diritto autonomo, non come
fondamento di tutti i diritti. Tutela della vita invece che diritto alla vita.
Si tutela anche il cadavere, ma il diritto alla vita se lo può scordare.

Si dice che sono questioni si
coscienza. La congiura vuole spingere in angolo ciò che dovrebbe stare al
centro. Si parla di diritti umani degli animali. Non è che li dobbiamo trattare
male, ma neanche dare diritti umani e poi far morire i figli che fai in
provetta, quindi volontariamente. Questi sono i veri DH, non quelli che
rientrano nella congiura contro la vita.

Siamo di fronte a un bivio. Se i
DH si basano sull’autodeterminazione…

 

È fondamentale il fatto del
riconoscimento. Si può arrivare a depressione, esasperazione, stanchezza che
sfiniscono, uno preferirebbe morire. A chi è affidato quello sguardo che
riconosce la dignità in chi non se la riconosce più? All’altro!

Questa è la sfida della bioetica,
siamo tutti in relazione, un’autodeterminazione che non tiene conto di questo
non va bene.

Il DH si deve rinnovare alla luce
della bioetica. la bioetica ha a che fare con la dimensione sociale e civile.

Da un pezzo non si sa che cosa
sia l’uomo e la sua dignità. Si tratta di meditare sul soggetto, sul senso
della vita.

Occorre impegnarci, ognuno al
proprio posto, secondo le proprie scelte di vita, nessuno escluso, lavorare
lavorare lavorare, serenamente, per quanto possibile, affinché rifiorisca una
nuova cultura della vita, fino a toccare queste sedi così alte, così
importanti. Solo così si potrà ridare valore alle parole che sono state
corrotte.

C’è una parentela che ci lega, è
la dignità umana, è una forma di fratellanza laica quella che ci unisce e che
dobbiamo riportare nella società.

Non siamo soli, sappiamo che
l’Autore di tutto ci sostiene, sia che siamo bravi che meno bravi.

 

 

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