PILLOLE CHE UCCIDONO (2) – RU486

RU486: prodotta nel
1981 dall’industria farmaceutica Roussel Uclaf, commercializzata coi nomi di
Mifegyne e Mifeprex. Contiene mifepristone, un antagonista del progesterone
prodotto dalla placenta. Il mifepristone arresta gli effetti del progesterone,
l’endometrio inizia a sfaldarsi, provocando la morte dell’embrione umano.

All’estero è usata fino al 63°
giorno
dall’ultima mestruazione. Nella sperimentazione in Italia solo fino
al 49° giorno, quando l’embrione ha 34-48 giorni di vita e la sua lunghezza
massima è 2,3 cm.

Il tasso di successo della RU486
è 60-65%. Per aumentare questo tasso si assume una prostaglandina (Misoprostol,
Cytotec) che produce  violente e dolorose
contrazioni uterine e provoca l’espulsione dell’embrione morto nell’utero.

La somministrazione congiunta di
mifepristone e prostaglandina aumenta il tasso al 80%-95%. Su 5-20 casi su 100
è necessario ricorrere all’aborto chirurgico.

Il meccanismo di azione dura
almeno 3 giorni, “3 giorni di un’agonia che si compie dentro il proprio grembo.
Tre giorni che possono essere interminabili per tutte le donne che a
quell’aborto sono arrivate per solitudine, paura o povertà, ma sanno comunque
che ciò che stanno perdendo era un figlio” (Corradi).

 

Complicazioni: abbondanti
e prolungate emorragie, svenimento, aumento della pressione, nausea, vomito,
dolori (antidolorifici come l’aspirina aumentano solo le emorragie già in
atto), crampi addominali, endometriosi, aborto incompleto, gravi malformazioni
del feto se prosegue la gravidanza. Infertilità, gravidanze extrauterine.
Effetto immunosoppressore: aumenta il cortisolo (ormone glico-corticoide) che
attacca i leucociti e i neutrofili. Ciò provoca infezioni pelviche o genitali
(clamidiosi, gonorrea). Se la donna è affetta da AIDS/HIV rischia la morte.

Le morti delle donne sono venute
alla luce perché i parenti hanno chiesto privatamente delle autopsie sui
cadaveri. Perciò è legittimo supporre che le morti da RU486 potrebbero essere
molto più numerose. Le donne decedute presentavano gli stessi sintomi:
ipertensione refrattaria, gravi e prolungate emorragie, alta viscosità ematica,
grave leucocitosi.

L’effetto letale della RU486 è
dovuto a uno shock tossico, l’infezione fulminea legata al batterio Clostridium
sordellii
.

Tutte le donne decedute hanno
seguito lo stesso protocollo che oggi si sta sperimentando a Torino
.

La mortalità della donna per
aborto con RU486 è 10 volte maggiore rispetto a quella con tecnica chirurgica
.

FDA (Food and Drug
Administration) e Danco (azienda produttrice) hanno informato i medici del
fatto e hanno fatto aggiungere una nota nel consenso informato.

Nel sito della Danco ci sono
oltre 600 testimonianze di donne che vanno dal “non ho mai sofferto così tanto”
a racconti di autentico orrore.

La commercializzazione negli USA
non è stata seguita da una corretta sperimentazione: è stato applicato lo
stesso protocollo dei farmaci salvavita, per i quali sono accettabili gravi
effetti collaterali. Mancava completamente la sperimentazione su donne di età
inferiore ai 18 anni.

Secondo uno studio
dell’Università di Sheffield sugli effetti psicologici, l’aborto chimico è più
stressante di quello chirurgico, soprattutto quando la donna vede il prodotto
del concepimento fuoriuscito dal proprio corpo e morto.

Anziché mettere in commercio il
pesticida anti-umano RU486 o rendere sempre più accessibile l’aborto
chirurgico, non sarebbe più umano e solidaristico aiutare le donne in
difficoltà con tutti i mezzi a nostra disposizione, da quelli economici a
quelli psicologici, da quelli educativi a quelli spirituali?

 

Frederick Jaffe (era
vice-presidente dell’International Planned Parenthood Federation) nel 1969
stilò delle istruzioni per l’Organizzazione Mondiale della Sanità:

1.    
un memorandum di proposte per ridurre la
fertilità umana

a.     
ristrutturare la famiglia posticipando o
evitando il matrimonio

b.    
alterare l’immagine della famiglia ideale

c.    
educare obbligatoriamente i bambini

d.    
incrementare percentualmente
l’omosessualità

e.     
educare a limitare la famiglia

f.      
controllare la fornitura di acqua
potabile

g.    
incoraggiare la donna a lavorare

2.    
si prevedevano deterrenti economici che
modificassero la politica fiscale a danno della famiglia

a.     
introdurre una tassa matrimoniale

b.    
una tassa sui bambini

c.    
tassare gli sposati più dei celibi

d.    
eliminare l’esenzione fiscale dei
genitori

e.     
tasse scolastiche addizionali ai genitori
con più di un figlio

f.      
ridurre o eliminare le licenze retribuite
di maternità, sussidi, assegni familiari

g.    
introdurre premi per matrimoni ritardati o
per maggiore stanziamento delle nascite

h.    
pensione alle donne di 45 anni con meno
di un certo numero di figli

i.       
eliminare gli aiuti sociali dopo 2 figli

j.       
richiedere alle donne di lavorare e
fornire poche strutture di cura pediatrica

k.    
limitare o eliminare cure mediche
finanziate pubblicamente, diritto alla scuola, alla casa per le famiglie con
più di un certo numero di figli

3.    
mezzi per evitare gravidanze indesiderate

a.     
pagamenti per incoraggiare la
sterilizzazione

b.    
distribuzione senza ricetta di alcuni
contraccettivi

c.    
migliorare le tecniche contraccettive,
renderle accessibili a tutti

4.    
controlli sociali per diminuire la
fecondità

a.     
aborto obbligatorio per gravidanze
extra-matrimoniali

b.    
sterilizzazione obbligatoria per chi ha 2
figli

c.    
permettere di avere figli solo a un numero
limitato di adulti

d.    
permessi tipo tesseramento per avere
figli

e.     
scoraggiare la proprietà privata della
casa

f.      
non concedere case popolari sulla base
della dimensione della famiglia.

 

Concedere a qualcuno la libertà
di abortire significa sempre accordargli il diritto di vita e di morte su un
proprio simile: il che è contrario a una conquista civile, cioè alla pari
dignità tra esseri umani. E nessuno mi venga a dire che nell’utero c’è una
scimmia o un progetto di uomo, è un essere vivente della specie umana, cioè un
mio simile.

 

Exelgyn: azienda
distributrice della RU486 in Europa, ha deciso di non commercializzarla in
Italia. È una ricca multinazionale farmaceutica, sponsorizza abitualmente
convegni sui cosiddetti “diritti riproduttivi”, cioè su come diffondere aborto
e sterilizzazione, soprattutto nei paesi in via di sviluppo; e si affianca a
progetti finanziati dal Fondo per la Popolazione dell’ONU e dalla Fondazione
Rockfeller, che hanno portato alla sterilizzazione di 150 milioni di donne e a
un numero incalcolabile di aborti volontari o forzati.

Edouard Sakir, presidente della
Exelgyn, in una lettera pubblicata a Bill Clinton, ha dichiarato che non ha mai
voluto commercializzare la RU486 neanche negli USA, ma ha preferito cedere
gratuitamente il brevetto, in modo da essere scagionato da qualsiasi
responsabilità giuridica per i danni derivanti dall’uso del prodotto.

 

I promotori della
liberalizzazione dell’aborto hanno sempre usato come argomento principe della
loro battaglia la necessità di combattere l’aborto clandestino. Ma vendere la
RU486 nelle farmacie come prodotto da banco o distribuirlo gratuitamente nelle
scuole pubbliche, non equivale forse a favorire la pratica dell’aborto
clandestino?

L’aborto resta sempre una scelta
drammatica e triste, un fallimento doloroso che lascia ferite indelebili nella
coscienza della donna.

Dietro la RU486 si nasconde una
grande IPOCRISIA: chiudersi nella propria indifferenza e abbandonare la donna a
se stessa, sotto il pretesto di rispettare il suo arbitrio.

 

CONCLUSIONI:

Il confine tra contraccezione e
aborto è sempre più sfumato: ci sono prodotti che se non funzionano come
contraccettivi, funzionano come abortivi. Inoltre contraccezione e aborto sono
frutto della stessa mentalità apparentemente esaltante fino all’euforia e alla
sfrenatezza, ma in realtà deprimente. La contraccettiva paralizza la funzione
riproduttiva che è sana, riduce la sessualità alla dimensione genitale, la
banalizza, la svuota del suo altissimo significato di luogo di comunione tra
persone umane. Ci si allontana sempre di più dall’amore autentico e totale. La
maternità è irrisa o addirittura colpevolizzata. Nelle relazioni coniugali
diventa sempre più rara la gioia autentica.

È urgente fare riscoprire la
sessualità in tutti i suoi aspetti, ma soprattutto in quella essenziale di
capacità riproduttiva, grazie alla quale una persona si dona totalmente senza
alcuna riserva alla persona amata.

Questa nostra è una proposta
umanista, un servizio alla libertà dell’uomo e alla qualità della sua vita e
del suo amore, proposta elaborata solo da un pensiero critico e amante della
vita.

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