Una riflessione sull’importanza della bioetica (Gonzalo Miranda!)

Il termine Bioetica proviene da 2
parole greche, bios ed ethos, cioè è la preoccupazione etica riguardante la
vita. A dimostrazione dell’importanza che ha acquisito in questi 39 anni dalla
sua nascita, abbiamo il fatto che la stessa UNESCO ha promulgato una Dichiarazione
Universale sulla Bioetica e dei Diritti dell’Uomo.

La Santa Sede dal 2004 mi ha mandato
come delegato in questa agenzia internazionale. Ho capito l’universalizzazione
della bioetica. Infatti se ne parla in tutto il mondo (abbiamo avuto una
riunione a Nairobi, in Giappone, ecc… ormai la bioetica è da per tutto) e va a
vedere tante problematiche che riguardano tutti (si tratta di decisioni che
hanno a che fare con la vita e a volte con la morte di tutti quanti).

Abbiamo notato: alla domanda che
cosa è la bioetica, la risposta da parte di molti è: non si sa. Allora che
state a fare qua a cominciare un master di bioetica? Qualche idea ce la siamo
chiarita. Oggi la bioetica non è del tutto definibile.

Si è passati da una proposta di
definizione, a una descrizione, a una mera definizione degli ambiti della
dichiarazione stessa. Gli esperti avevano preparato un documento, poi stava
agli Stati approvare il testo.

All’inizio, nella bozza, si dava
una descrizione che raccoglieva quella dell’enciclopedia di bioetica con alcuni
ritocchi. Sennonché è cominciata la discussione. Cominciavano a togliere,
porre… “non dovrebbe dire essere umano, ma solo una certa parte, solo in
relazione con gli altri individui”. Un’altra corrente diceva che era meglio
lasciare come era. A un certo punto qualcuno ha detto: “Perché dobbiamo dare
una definizione di bioetica? Perché non diamo una semplice descrizione?” Allora
si è lavorato a una descrizione. Neanche su quello eravamo d’accordo. Alla fine
abbiamo definito solo gli ambiti: scienze della salute, in quanto relazionata
alla vita dell’uomo, gli aspetti giuridici, ecc…

È stato interessante notare
l’incertezza di molti su che sia la bioetica. Noi diamo un’impostazione, ma ci
sono diversi concetti di bioetica. È una disciplina molto movimentata, non è
pacifica, c’è molto pathos.

 

POLEMICHE SULLA BIOETICA

C’è molta confusione sul termine
bioetica, ad esempio, qualche anno fa si parlava spesso di bioetica in
relazione alla fecondazione assistita, identificando fecondazione assistita con
bioetica. Si parlava “cliniche di bioetica”. No, gli istituti di bioetica che
conosciamo non fanno queste cose, non congelano embrioni, ecc.

 

Bioetica = utilitarismo (Irving):
si pensa ai risultati pratici. Lei dice che non bisogna più usare questo
termine, lo ha detto appena avevamo fondato la Facoltà di Bioetica.

 

C’è un’altra posizione critica
rappresentata da Richard Neuhaus, era un noto teologo americano, un convertito
al cattolicesimo e poi sacerdote. In molti scritti diceva che la bioetica sta
diventando l’Ufficio permessi. Spesso viene chiamato il bioeticista per dare il
permesso di procedere a una certa ricerca, quando ormai i giochi sono fatti,
sono già decisi. Ad esempio, ci fu un progetto di clonazione umana in Corea,
per prima cosa c’era un documento di una commissione internazionale di
bioetica. Quando l’ho visto ho detto: di sicuro dirà di sì, però con molti
paletti che però non vanno a toccare l’essenza del problema: la produzione di
un essere umano identico un altro. Questo avviene moltissimo. Le commissioni
dicono sempre così. I bioeticisti giustificano quello che la società vuole già
fare. Tutto questo viene giustificato che sembra nobile. La società di sente
così moralmente a posto. Credo che non manchi di verità questa lettura delle
cose.

 

Ci sono dei gruppi che vengono
generosamente finanziati affinché producano un parere che dovrebbe avere un
determinato preciso senso. L’industria medica ha dato 2 milioni di dollari a
bioeticisti. Ci sono modi indiretti di pagare (viaggi…). Manca libertà di
spirito per dire quello che si pensa. C’è il problema della perdita di libertà
da parte di chi dovrebbe portare avanti un discorso etico, senza influenze
politiche, economiche…

 

I primi pionieri già dall’inizio
hanno capito cose diverse. Un pioniere è V. R. Potter (1971). Era un oncologo
americano dentro il movimento ecologico, molto preoccupato della sopravvivenza
e della qualità della vita sul pianeta. Ha pensato a una nuova disciplina che
si occupasse di biologia, ma con la saggezza che viene dalle discipline
umanistiche, dall’etica. Parla di Wise Biology, saggia biologia. La chiama Scienza
della Sopravvivenza. Pensa alla vita in generale, non solo quella umana. Potter
è colui che ha coniato il termine “Bioethics”, dove bios significa tutti i
viventi, e ethics è l’insieme dei valori umani, la saggezza delle discipline
umanistiche.

Dice tutte le specie possono
scomparire, alcune sono scomparse, anche la specie umana può. La differenza è
che se ne può rendere conto e ne è in parte responsabile. È una disciplina per
la sopravvivenza e per la qualità della vita.

Erano convinti che la specie
umana si stesse moltiplicando troppo velocemente, quindi proponevano contraccezione,
aborto, ecc…

 

Contemporaneamente è nato il
Kennedy Institute, creato da un ginecologo cattolico. Lui lavorava alla George
Town University, che aveva un’importante facoltà di Medicina. Era preoccupato
anche lui del controllo delle nascite. Ha pensato di creare un gruppo di studio
interconfessionale, per approfondire tutte queste tematiche riguardanti la vita
dell’essere umano, quali il rapporto medico paziente, eutanasia, aborto…
C’erano preoccupazioni nuove. Ha creato questo istituto con i fondi della
famiglia Kennedy (1971). È stata chiamata Bioetica Medica. Si focalizza sulle
tematiche che si vivono negli ospedali. C’era già un ramo della teologia detto:
etica medica.

Hanno pensato alla bontà di
questo termine, bioetica. Si occupano di bioetica come problemi che trovano i
medici, i pazienti e i loro parenti. Ecco un orientamento medico della
medicina. Non vengono tralasciate del tutto le tematiche ecologiste, di quella
dell’aborto parlava già Aristotele, Platone… ma alcuni problemi sono più frequenti.
Ad esempio era rarissimo lo stato vegetativo, adesso invece è un problema da
gestire nella nostra società.

 

Queste diverse bioetiche hanno
preso strade diverse, ecco perché non si riesce a definire. A volte si intende
la bioetica come etica. Per noi non è solo un orientamento saggio delle scienze
biologiche. Secondo noi vale la pena fare un discorso etico. Noi impostiamo la
bioetica come ETHOS. Non è la saggezza delle discipline umanistiche ma una
riflessione etica.

La descrizione non dovrebbe
essere fine a se stessa, ma deve servire a orientare i comportamenti. Eventualmente si
può arrivare a una legislazione. Quella che facciamo è una riflessione etica in
senso profondo dei nostri comportamenti che tende ad orientare dal di dentro,
dalla propria coscienza, il nostro  stesso comportamento.

Già dal primo sbocciare della
bioetica ci sono tante concezioni. Non è una novità, anche nell’antica Grecia
c’erano varie scuole di pensiero. Abbiamo Kant, la tradizione agostiniana, ecc…
Ci sono concezioni diverse:

 

BIOETICA PRINCIPIALISTA: Possiamo
parlare della bioetica dei principi, nella quale vengono evidenziati 4
principi: beneficialità (bisogna in ogni decisione medica agire per il
bene del paziente); non maleficenza (non fare del male), autonomia
(rispettare l’autonomia del paziente o del soggetto, allora ecco il consenso
informato); giustizia (non discriminare un gruppo anziché un altro,
distribuzione giusta delle risorse).

 

BIOETICA CONTRATTUALISTA: Ci sono
tanti gruppi religiosi, non religiosi, non possiamo arrivare ad un accordo su
che sia giusto e ingiusto. Dobbiamo promuovere una bioetica della tolleranza.
Dobbiamo arrivare a una specie di contratto sociale nel quale stabiliamo che
cosa è giusto e sbagliato nella nostra società politeistica.

 

BIOETICA PERSONALISTA: incentrata
nella persona umana. Si sostiene la non maleficenza perché si tratta di una
persona umana. Anche il nostro habitat va custodito, ma al centro c’è la
persona, come punto di partenza e di arrivo. Sia il paziente che il medico sono
persone. Mi posso chiedere se anche il figlio che porta in grembo una donna sia
una persona.

 

C’è chi parla anche da una
bioetica cristiana, illuminata dal Magistero della bioetica cattolica, Sacre
Scritture. Ci sono vari testi, come "Catholic Bioethics".

 

La bioetica oltre ad essere uno
studio, ci deve portare all’impegno, perché è un ambito che ha a che fare con
la vita. Non si tratta di astronomia che è una scienza appassionante, hanno
scoperto nuovi pianeti, in altri sistemi solari, ma alla fine non mi fa né
freddo né caldo che ci sia una stella in più o in meno. Qui si tratta di vita e
di morte. Adesso dobbiamo decidere se mantenere il respiratore al quale è
attaccata la nonna. Devo dire sì o no, io medico, infermiere, paziente se sono
capace di esprimermi. In mezzo c’è il concetto di dignità della persona.

Siamo in grado di creare e
distruggere embrioni, congelarli, scongelarli… qual è il nostro concetto di
essere umano? Che concetto abbiamo quando diciamo che è in stato vegetativo,
che è meglio farlo morire? Non è in gioco solo quella persona, ma tutti noi.
Vengono congelati embrioni qua, in Uganda e in Giappone. Necessariamente avrà
conseguenze a lunghissimo andare. Vale più un sano di mente che un malato di
mente? Sorgono tante domande di tipo antropologico. La bioetica deve essere una
disciplina che ci pone un impegno. Per questo ci siamo buttati in questo
ambito. Guai a rimanere nelle nostre aule, bisogna portarle alle piazze, alla
gente, negli ospedali, ai sacerdoti. Anche noi siamo chiamati a questo e non
siamo preparati. Me lo disse un sacerdote, un aneddoto. C’era stato un discorso
del papa sulla donazione degli organi. Un gruppo di medici cattolici girava le
chiese e parlava alla gente. Sono andati a chiedere a un prete: “Possiamo fare
un discorso sul trapianto di organi?” – e il prete: “Fermi, quell’organo sta lì
da tre secoli e rimane lì”.

 

IMPEGNO QUALIFICATO A FAVORE
DELLA VITA:

Crediamo che bisogna darci da
fare. La stessa Evangelium Vitae dice che le università cattoliche si devono
occupare di bioetica. Dunque noi vogliamo impegnarci non solo
intellettualmente. Questo impegno che portate avanti.

Ci sono tanti volontari pro vita,
a volta dicono dati che non sono veri, non fanno bene alla causa.

Educatori: si parla di introdurre
la bioetica nella scuole.

Sacerdoti, agenti di pastorale,
vescovi… un po’ tutti noi che ci preoccupiamo di queste tematiche. Il nostro è
un master per conoscere, ma non solo per curiosità, ma è per qualificarci.

Stiamo parlando di vita o morte,
allora bisogna essere esatti, rigorosi giuridicamente, biologicamente,
filosoficamente. Una caratteristica della materia è la complessità. Dobbiamo
aggiungere una riflessione su problemi psicologici, psichiatrici (motivazioni
che spingono ad agire in un  certo modo),
elementi filosofici, teologici, se vogliamo dare una visione anche illuminata
dalla fede; a volte ci sono elementi giuridici (etica e diritto positivo,
naturale), sociologia. Abbiamo a  che
fare con questa interdisciplinarità. Abbiamo un po’ per tutti i gusti, dobbiamo
fare tutti tutto. Dobbiamo avere quell’orizzonte di conoscenze sufficienti per
fare un’analisi rigorosa del problema.

Ci siamo chiesti cos’è
l’embrione? È un cumulo di cellule o un essere umano? Dipende da che ci ha
detto l’embriologia.

 

Sono temi polemici, è facile che
nasca questo pathos. Meglio discutere accanitamente che dire: ognuno fa quello
che vuole. Se arriviamo a 2 conclusioni diverse, va bè non fa niente, ci
abbiamo provato. Non esiste la verità, ognuno fa che vuole – si può discutere
su questo.

 

22.10.2009

dai miei primi appunti del master di bioetica, lezione di GONZALO MIRANDA

 

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