La Quercia Millenaria – Tutela della Maternità e della Vita Nascente – Centro di assistenza per il Feto Terminale

TONY: La scorsa lezione abbiamo fatto un ragionamento sulla dignità dell’uomo. Nel corso della storia sempre più persone sono state riconosciute come esserei umani. Ci sono 2
anelli ancora mancanti: la vita nascente e quella terminale. Sono gli esseri
più indifesi, non possono portare avanti questa battaglia da soli, non possono scendere in
piazza. L’essere umano terminale. Qui si inserisce il discorso dell’associazione La
Quercia Millenaria.

SABRINA: Per noi è stato molto naturale dare vita a questa
associazione. Non sapevamo che la gravidanza di feti terminali fosse una cosa così frequente in Italia. Ai
genitori viene prospettato un mostro. Viene comunicato non solo l’aspetto tecnico,
ma anche l’ansia del medico. Eravamo in attesa del terzo bimbo. Al quarto mese
ci siamo sentiti dire che sarebbe morto in pancia o subito dopo il parto. È
arrivata come una doccia fredda. Ci siamo sentiti dire: in questi casi
consigliamo l’aborto. Avevamo un’esperienza di fede, non ci è passato neanche
per la testa. Abbiamo detto: Noi non ci mettiamo le mani. Il medico non può più fare nulla. I
primi giorni eravamo distrutti dalla notizia. Poi è subentrata la formazione
spirituale, ci siamo aggrappati alla preghiera e all’amore di Dio. Comunque fossero andate le cose non eravamo in preda a una tegola caduta in testa, sapevamo
che c’era un progetto di Dio incomprensibile.

Abbiamo avuto il nominativo del dott. Noia, anche quando ci
ha detto che la situazione era gravissima ha avuto rispetto per la vita, ha
detto che condivide la nostra idea di stargli vicino come un uomo di 40 anni
malato. Hanno proposto un’operazione a livello sperimentale. Negli altri
ospedali  non me l’avevano proposto. Ho
detto: facciamo questo intervento. Da madre non me la sarei sentita di non averle provate tutte. Ha fatto le analisi delle urine. Il bambino era
cariotipo sano, tutti contenti. L’intervento sarebbe dovuto essere in anestesia totale a me. Non avevo
liquido amniotico, non poteva bere niente, ce l’aveva nella vescica. Rifacendo
l’ecografia ha visto che era peggio di prima. Il medico disse che entro 7 giorni sarebbe andato in arresto
cardiaco. Quella è stata un’ulteriore doccia fredda, ma avevamo già preso in mano
la situazionecon speranza. Avendo già 2 bambine, già avevo paura della terza
gravidanza.

Secondo me è fondamentale la spiritualità. Eravamo noi a
consolare i nostri genitori, per loro era qualcosa di intollerabile. Noi stavamo lì
che pregavamo per il miracolo. I 7 giorni sono diventati 23. A un certo punto
avvertivo che si girava, i piedini mi facevano il solletico, sentivo la testa sulla
vescica. Il dottore ha detto che era una cosa straordinaria.

Era il 23 giugno 2003, c’era una lettura di Giuditta, diceva qualcosa tipo: "ricordatevi che tutti quelli che piacquero a Dio sono stati provati e si
mantennero fedeli". Oltretutto se fosse stata una femmina l’avremmo chiamata Giuditta. Ci parlava in qualche maniera. Al Gemelli mi vanno gli occhi
su un’immagine con scritto: resurrexit. Guardiamo lo schermo col professore.
Comincia a dire: il piede torto è sparito, c’è anche troppo liquido amniotico,
la testa va bene… una serie di buone notizie. Quello è stato un tempo buono,
sono stata assistita bene. A noi ci si è riaperto tutto un mondo. Da che mio
marito andava nelle agenzie di pompe funebri a chiedere di fare un funerale a
nostro figlio, abbiamo ricominciato a pensare alla cameretta. Mia figlia ha
detto: "Allora è vero che Dio ascolta le preghiere dei bambini".

Era una specie di uovo di Pasqua nostro figlio, la
funzionalità renale, i polmoni… non si sapeva come sarebbe uscito, ma eravamo talmente contenti, che non potevamo
stare a preoccuparci. A 37 settimane ho fatto il cesario, è vero che il bambino
aveva sofferto, se lo meritava il cesario, ma non c’erano indicazioni. Ho
firmato per motivi psicologici della madre, mi sono presa anche la responsabilità.

La cosa più brutta: i primi 7 mesi non sono uscita dal
Gemelli, 9 ricoveri in 7 mesi. Per le figlie questo fratello è la luce dei loro
occhi. Era uno stato di emergenza continua. Poi le infezioni non ci sono più
state. Per i primi 4 anni aveva uno stato di grande benessere, poi sono
cominciati i problemi. Ha fatto vari interventi per le stomie. Ormai è un anno
e qualche e mese che pratica il cateterismo notturno sempre. Questa cosa
condiziona molto. Non lo possiamo lasciare solo la notte.

L’accoglienza di una vita debole comporta molti sacrifici.
Per contro ti insegna tanto. Nostro figlio ci aiuta a vedere la vita in maniera
diversa. Vedo un bambino felice. Va in prima elementare, ha l’insegnante di sostegno per
portarlo a fare la pipì ogni ora. Lo nota e lo capisce, glielo spiego. Sa di essere
completamente amato, e che da lui non ci aspettiamo niente. Prende sempre 10 a scuola. I fatti suoi i compagni non lo sanno, non capiscono. Un suo
sorriso vale più di quello degli altri.

Ci sono infinità di figli sani che si ammalano a 3 anni. Una
mamma che aspetta il figlio sano, è un inganno. Questa sua malattia ci fa
capire che ogni giorno è un dono, anche per i figli sani. Abbiamo deciso di
fare nascere questa associazione. Noi avevamo la fede, il sostegno di persone
che pregavamo per noi. Quindi lo abbiamo fatto anche per dare anche una testimonianza di Dio. In quei 7
mesi di ospedale mi sono relazionata con le altre mamme. Relazionarmi con una
mamma che doveva perdere il bambino non era difficile, anche a me doveva morire
il bambino. Il linguaggio è estremamente semplice. Vivevano una croce che noi
avevamo già portato. Abbiamo chiesto ai medici se erano contenti che gli
mandassimo persone. Abbiamo fatto un incontro con 15 genitori di figli
terminali, 13 dei quali sono morti. Queste coppie hanno desiderio di aiutare
gli altri. Hanno accettato di partecipare e fornire questo servizio. Siamo
l’unica associazione che si occupa del figlio terminale. Una coppia mi ha
chiamato, una donna del sud, se non veniva ricoverata all’istante perdeva la
bambina che non aveva più sangue e ossigeno dalla madre. Il nostro sì non era
affare nostro. La tua anima ti dice di dire sì. Quel nostro sì ha fatto sì che
molte famiglie potessero essere accompagnate, guarite da ferite portate in
tribolazione, vedere i propri figli accompagnati con amore dai medici. Molti
genitori che hanno scelto il non aborto sono stati maltrattati da medici e
infermieri.

CARLO: Viene detta solo una strada: l’aborto. Allora bisogna
proporre la strada alternativa, accompagnarli e vedere che la persona farà la
scelta da solo per la vita. La nostra scelta non è frutto della nostra umanità,
ma di una nostra conversione al Signore. Prima non sapevo che cos’era la vita,
la morte, non avevo discernimento.

Il miracolo pIù grande non è stata la guarigione di mio
figlio, ma il fatto di aver vissuto questo nella pace. I colleghi, gli amici mi
chiedevano: ma come fai a stare così sapendo che tuo figlio sta per morire? Ero
uno che prendeva a calci i preti, non sarei mai entrato in una chiesa. Ero un
gran birbaccione quando ero più giovane, poi sono cambiato, ma se Dio mi amava quando io ero birbaccione, come faccio io a uccidere il figlio? I medici, lo sbaglio
più grande che fanno è che si immedesimano nella sofferenza della persona che sta
difronte. Quella non è la tua tribolazione, non puoi sostituirlo nella
decisione, lo puoi solo accompagnare. Il medico stesso ha scandalo della
sofferenza. “No, un figlio così, ma si rende conto? Mette al mondo un’ameba, un
mostro, un parassita!” è atroce sentire parlare di tuo figlio in questi
termini. È pazzesco, è sbagliato. Il medico si lascia trasportare dalla sua
paura. Io non giudico quei medici, sono persone ingannate. Sanno che ci sono
terapie ma non te le propongono perché sono loro che non vorrebbero mai avere
un figlio così.

SABRINA: Le donne con aborto spontaneo rimangono subito incinta.
Invece quelle con aborto volontario non riescono più a rimanere incinte, gli
ormoni impazziscono. Gli aborti fanno finire molti matrimoni, la donna dice al
marito che le doveva dare più tempo per pensare, gli chiede il conto, e lì il
matrimonio è a rischio.

Se Dio mi ha lasciato libero, anche io lascio liberi gli
altri. io parlo di fede, ma bando al moralismo. Ho conosciuto mamme che hanno
abortito, ma siamo i primi ad amarle.

La domanda ricorrente è: che senso ha? Il senso fa la
differenza. Questo è molto importante anche per voi del MPV, questo della malattia
del bambino capita più raramente. Vi doniamo volentieri questi numeri. Le mamme
hanno paura di morire dietro ai loro figli.

Chi di noi, ogni giorno è davanti a una scelta. Ogni scelta
porta delle conseguenze. Se è buona porta conseguenze buone, se è cattiva porta
conseguenze cattive. Parliamo di scelte al bivio. La scelta per la vita
sicuramente porta la vita, non può portare altro.

Questo è quello con cui dovrete relazionarvi. [frasi dette dai medici alle madri incinte]:

Il medico ha
detto: "suo figlio ha la trisomia 21, di là c’è lo psicologo". Come un bollettino
meteorologico.

"suo figlio è il classico nano da circo con in più la scoliosi"

"coraggio signora non si faccia vedere così dalle altre pazienti"

A Napoli le avevano detto che era meglio abortire per
ventricolomegalia. L’83% esce sano, il restante dei casi può guarire con un’operazione. Invece le avevano detto che sicuramente sarebbe nato un vegetale. A Parigi le hanno detto che non ci sono gli estremi per l’aborto
perché questo caso è trattabile. "Andiamo subito al sodo o preferisce che parto da
lontano? Anche la legge ammette l’aborto perché non potrà arrivare alla
nascita". È legalizzato, lo puoi ammazzare tranquillamente.

"Alla bambina le
manca mezzo cervello". Invece è nata sanissima, intelligentissima.

"Menomale che muore da solo. È fuori tempo massimo per abortire". (come "menomale"? è il figlio tanto desiderato)

""Sapete, è come un parassita". Microcefalico.

Sono domande semplici quelle poste dai genitori: "che ci
dobbiamo aspettare?" Rispondono con disprezzo.

"Deve fare l’unica cosa che si può fare: abortire". Invece la
bambina sta benissimo, ha 4 anni.

I genitori vengono trattati male. Una signora si è lasciata
convincere ad abortire. è passato il medico le ha dato una pacca sulla spalla:
"auguri la prossima volta le andrà meglio!" Si è illuminata ed è scappata.

C’è un deficit enorme di informazioni: lo può tumulare, fare
il funerale. Dopo le 20 settimane è un diritto avere il corpo. Prima delle 20
settimane si può avere il corpicino del bambino. In ospedale viene chiamato
materiale abortito.

Tutto avviene in un giorno e mezzo. Non ci capisce più
niente. Dopo un mese comincia a dire: dov’è mio figlio?

"Via il dente via il dolore".

"Avete un atteggiamento conservativo?" Oggi ha 3 anni sta
benssimo, mai operato.

"Si sbrighi a firmare per il trapianto delle cornee".

"Pensare che prima queste gravidanze venivano portate a
termine, ma ora…" (come dire ci siamo evoluti, eeeh)

"Io non sono d’accordo, ma nessuno vi biasima". (questo medico era un po’ combattuto)

"Io non sono cristiano, ma in qst situazioni anche Dio
permette l’aborto".

Coppia in attesa del 4° figlio, dopo aborto spontaneo:
"signora ma lo sa che esistono gli anticoncezionali". (4 sono troppi secondo lui)

"Lei se la comprerebbe una macchina sapendo dall’inizio che
manca uno sportello?"

La suocera ha appioppato 10000 euro al genero per abortire.

"Un handicappato in casa? Non perdere tempo e fanne subito un
altro."

Conclusione: manca informazione completa: terapia fetale.
Bambini che erano terminali divengono restituiti alla vita. Conseguenze della
sindrome post abortiva, possibilità di accompagnare il bambino all’exitus
naturale.

Noi diciamo: Il dolore di abortire un figlio è più forte di quello di
seppellirlo. Lo diciamo perché abbiamo conosciuto 40-50 coppie in questa
situazione. Quelle che hanno scelto la vita sono coppie unite, vanno
bendicendo Dio.

Scritto da una donna che ha abortito:

"Non c’è stato il minimo rispetto per mio figlio e per il mio
cuore, non ho ricevuto nessun tipo di informazione per scegliere. Ho avuto un
amaro modo di scorgere la mia misera fede. Mi sono ritrovata in guerra. È stato
provato di tutto per indurre le contrazioni, ha resistito 4 giorni, che è  stato vederlo in ecografia!!, avevo in testa
una voce che diceva: fermati!!. La paura più grande era se fosse sopravvissuto.
Mia sorella mi ha detto: vuoi che chiami qualcuno per capire se è giusto o
sbagliato? Come una matta ho detto: no no!! Poi si sono rotte le acque, è uscito
un ginocchietto, era caldo, l’ho accarezzato. Sono corsa in camera, ho detto:
Filippo io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
L’ho uccidevo e lo battezzavo nello stesso tempo.  L’ostetrica lo ha chiamato cucciolo e ancora
lo chiamo cucciolo. Non mi riesco a perdonare. Che sono 5 mesi di sofferenza
contro una vita di sofferenza? Mi sento ripetere: hai fatto la cosa più giusta.
Non ne parlo più con nessuno. Ho bisogno di tornare indietro ma non si può."

Lei se n’è  resa conto
nel momento in cui l’ha toccato.

Questo accompagnare fin alla fine è quello che ha fatto Maria
sotto la croce. Dovevamo fare questa associazione probabilmente. Il loro figlio
bisogna vederlo come un piccolo Gesù. Hanno avuto questo amore profondo per la
loro figlia. Vi diranno come è stato il 
trascorso di quel periodo.

FELICE: Siamo una di quelle coppia e cui i medici hanno detto che
non aveva senso portare a termine queste gravidanze. La calotta cranica non si era
formata. Il liquido amniotico aveva corroso il cervello. I medici ci hanno dato
la mazzata molto professionalemente. Dopo che tutti intorno dicono: chi te lo
fa fare? Anche gli amici della parrocchia. Solo 2 preti ci hanno dato coraggio.
Noi siamo capi scout, sempre stati vicino alla chiesa. La Bibbia è il libro più
letto e nessuno mi diceva: stai facendo bene.

Il Signore mi ha mandato Patrizia, è stata l’unica che ci ha
presi per mano, ci ha portati a Roma ed è tornata con noi a mezza notte e
mezzo. Il dott Noia ha detto: vediamo questo bambino. era la quarta gravidanza.
A mia moglia le doveva succedere di tutto, la bimba poteva morire, il liquido
amniotico lo dovevano aspirare. Non era vero niente. I medici dicono sempre il
peggio. Allora che succede? Tuo figlio è un automa… nel dubbio già danno qualcosa di
grave che può succedere, invece non è vero niente. La bimba cresceva normale,
il liquido amniotico andava bene. Perché pensi al peggio? Ti testimonio che non
è vero. I medici si vogliono togliere la patata bollente. Per non essere
denunciato dalla madre dopo, consigliano l’aborto. Ci va di mezzo sempre il
bambino e la famiglia. La nostra figlia poi è morta ma qnt amore ci ha dato per
26 ore che siamo riusciti ad abbracciarla, l’abbiamo amata, tanto amore ci ha
lasciato.

Mia figlia sta qui, all’epoca aveva 6 anni. Mia figlia
doveva nascere con gli occhi a ranocchietta. Mio fratello ha chiesto: com’è la
sorellina? Lei ha detto: è bellissima. Non era vero degli occhi, era solo per
spaventare.

Se lei avesse abortito non saremmo così. L’amore porta amore,
porta ad essere consapevoli che comunque c’è un inizio e una fine per tutti. La
dignità è la dignità per tutti quanti, anche e soprattutto per chi ha una
problematica. Vedete la forza che poi ti lascia, posso parlare davanti a mille
persone. Non sono io, Felice, ma è l’amore che ho ricevuto. Felice ha fatto il
papà e lei ha fatto la mamma. Questa è la naturalità. Io ho sempre pensato: ma se
Valeria (l’altra figlia) cade da cavallo, sta in sedia a rotelle, che faccio, l’ammazzo?

Poi ci metti la fede, tutto è molto più semplice. Quei sette
giorni all’ospedale per il parto sono stati i sette giorni più belli della mia
vita, più del viaggio di nozze.

Abbiamo sofferto, abbiamo pianto, ma senza disperazione. È
stato naturale voler continuare in questo ministero. Dopo 2 mesi mi telefona una
coppia di Asti. Quella coppia ancora mi ringrazia. Poi una coppia nelle Marche,
a Brescia, in Puglia… tante sono le persone che cercano poco poco amore.

Tutto quanto il mondo dice tutt’altro.

BARBARA: la vita porta la vita. Ognuno di noi ha una
missione da compiere. Magari qualche tempo fa non lo avreste mai pensato di
frequentare questo corso, invece è arrivata questa chiamata. Tutti hanno avuto la
chiamata per dare del proprio agli altri. Nel momento del bisogno ognuno di noi
vorrebbe ricevere dagli altri. è una scelta importante come per noi dare la
testimonianza a giovani, coppie e nella stessa vita quotidiana. Le sue ore
erano così poche ma di grande valore.

Lontana sempre per me la parola aborto, sapevo che mi
avrebbe segnata, non mi avebbe lasciato mai uno spiraglio. A voi questo messaggio:
ci viene chiesto di dare del nostro e del nostro meglio.

Carlo ci dice sempre: “una donna amata non abortisce mai”.
Io non sono un medico, né infermiera, ma una persona che ha ricevuto una
missione, una forza enorme. Ogni volta che c’è da incontrare una donna o una
coppia vado a qualsiasi ora. Questo viene dal sostegno di tante persone del
movimento, che hanno donato se stessi per collaborare, dare a chi in quel momento
aveva bisogno.

PATRIZIA: Quando ho avuto il primo figlio: “ho fatto andrea”, poi alla
seconda “ho avuto Caterina” per dire che ero più matura.

SABRINA: Dalla vita nasce la vita e dall’amore nasce l’amore. Dalle
26 ore della vita di Angela è nata la nostra collaborazione. Abbiamo una casa a
Roma per ospitare i genitori che vengono per analisi, visite mediche. Tutte le
nostre famiglie vanno a giro per l’Italia a benedire Dio.

 

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