FARE RETE ED ESSERE RETE NEL VOLOTARIATO – BENNATI

FARE RETE ED ESSERE RETE NEL VOLOTARIATO – DR. R.
BENNATI

Questo argomento che c’entra, dopo aver sentito parlare di poesia? torniamo
alle cose pratica. Quando uno sente delle cose belle, le vuole comunicare agli
altri, attraverso un’organizzazione. Bisogna creare soprattutto relazioni tra
persone che appartengono a diverse organizzazioni. Dobbiamo approfondire
concetti per molti scontati, per altri nuovi.
Prima di metter giù queste frasi avevo un vocabolario. Ho cercato che diceva
sul volontariato: il servire sotto le armi, oppure fare tirocinio senza
stipendio. Solo 25 anni fa veniva data una definizione che oggi ci sconcerta.
Poi sono andato a cercare su internet: è un’attività llibera e gratuita svolta
per ragioni private o personali, può essere rivolto a persone in difficoltà,
animali, ambiente… nasce in risposta a problemi mal gestiti dalle altre
istituzioni che rispondono alle logiche del profitto o del settore pubblico.
Quindi qui introduce concetti importanti. A volte ci sono persone che fanno volontariato
e non percepiscono compensi, ma si ha gratificazione, risolvere problemi
professionali, per farsi conoscere, ottenere vantaggi professionali. Oppure
cerco fidanzata, mi faccio vedere, trovo una bella ragazza, mi sposo. Non c’è
gratuità, perché mi pongo altri obiettivi. L’associazione di volontariato deve
essere democratica, non ci deve essere un leader, altrimenti capita che le
associazioni si sciolgono se viene a mancare.
Non basta dire: io faccio volontariato perché non prendo nulla.
Neanche: dedicare alcune ore a favore di altri.
Il volontariato non è questo. Allora che cosa è? Innazitutto è uno stile di
vita, un essere, non un fare, il fare viene insieme. Una persona scopre verità
su di sé e le manifesta agli altri (fare).
Era importante rispondere subito a una domanda di aiuto, non poteva dire: ora
sto lavorando. Torni a casa un’ora dopo, recuperi il lavoro. Non capita sempre
un’emergenza, una donna che sta per abortire.
siamo un tuttuno, sono volontario anche quando faccio il mio mestiere, in qualunque
momento della mia vita, ingegnere, farmacista, insegnante…
Non posso dire ciò che non vivo. come i
genitori che dicono: vai a messa, e loro non ci vanno. i figli sono i primi a
giudicare i loro genitori.
a volte vengono volontari, invece dobbiamo noi dedicare tempo per affrontare i
loro problemi di vita. a volte abbiamo ostacoli grossi perché dobbiamo aiutare
i volontari.
Nasce un’unione tra 2 o più persone, un’associazione di volontariato. non tutte
sono a favore della vita come dovrebbe. questo anche per sfatare un mito: le
associazioni di volotariato non sono buone di per sé. ci sono associazioni e
associazioni.
parliamo di MPV, CAV (incontro diretto con il bambino e la sua mamma, è vero
che incontriamo le mamme, ma lo sguardo è sul bambino nel grenbo di quella
madre) e CASE di accoglienza (molte mamme non solo chedono aiuto episodico, ma
avevano bisogno di essere accolte, dovevano allontanarsi dalla famiglia, dal
paese, dal marito). Poi si è visto che non era semplice, non potevano essere accolte
in modo domestico, allora sono nate case di accoglienza.
sono aspetti diversi di un’unica realtà. spesso ci troviamo ancora persone che
dicono: io credo solo, considero importante solo il MPV, o CAV, ma non è
possibile scindere questi aspetti. un volontario deve fare entrambe le
esperienze. non si può fare MPV, senza essersi mai sporcati le mani, potrebbero
essere cose un po’ vuote. non va bene anche chi dice: lasciatemi solo aiutare
quella mamma quando viene. è sbagliato. l’aiuto concreto presuppone parlare di
cultura. non bisogna essere professori per modificare la cultura che c’è in
Italia contro la vita.
è chiaro che poi motivi pratici può far prevalere l’impegno su uno dei 2
aspetti. spesso le mamme che vengono al CAV hanno bisogno di essere accompagnate
in sala parto, sarà una donna.
la realtà associativa dovrebbe essere unica, poi chi fa più movimento, chi fa
più CAV.
abbiamo ridefinito il concetto di essere volontario. non vogliamo perdere la
nostra identità. il rischio è spesso che si devia l’obiettivo. il cav si riduce
a singoli aspetti, si perde l’obiettivo di salvare la vita.
come fare  rete? non basta fare una programmazione di carattere
impreditoriale. occorre creare relazioni personali. A volte si creano
antagonisti deleteri per la nostra causa.
la Diocesi è una realtà intermedia, territoriale. e persone della diocesi si
incontrano per altri motivi. spesso anche la provincia ha competenze. dobbiamo
andare con un portavoce. il nostro movimento è diviso per federazioni regionali
e a livello nazionale c’è il MPV italiano.
ci sono altre associazioni che condividono il nostro operare. le insegnanti dei
metodi naturali sono danno solo conoscenze tecniche, ma educano coppie e
famiglie alla procreazione e sessualità. come cav e mpv non abbiamo qst competenze,
allora le andiamo a cercare, creiamo una grande connessione con loro.
Spesso siamo in relazione con l’associazione papa Giovanni, se le nostre case
sono piene danno ospitalità.
il Forum delle associazioni familiari, già il Forum è una rete che riunisce 55
associazioni, anche noi stiamo dentro il Forum, perchè il nostro tema è
connesso alla famiglia. Spesso non basta essere membro dei medici cattolici o
in consultori cattolici spacciano la contraccezione. Bisogna aiutarli a capire
che cosa dovrebbero fare come consultori cattolici.
Bisogna coinvolgerli in alcune iniziative. Non è aiutomatico che le
associazioni siano in sintonia con noi, dovrebbe essere così. si parte
dall’incontro personale.
ANFFASS: possono essere sentinelle nelle strutture ospedaliere. la Caritas escludono il
nostro tema, pensano che il problema del bisogno sia la povertà materiale, ma
noi creadiamo che il più povero sia il concepito.
Occorre creare una relazione tra i punti di ascolto della caritas e noi, sono
antenne sul territorio. le insegnanti di religione sono in gran parte lontane
dai nostri temi. se trovate una ragazza con problemi di aborto, ci siamo noi.
bisogna arrivare a tutte le insegnanti di religione. poi ci sono giovani della
diocesi, spesso non si riesce ad arrivare a certi tema, consulte diocesane.
poi ci sono altre associazioni: maestri cattolici, professori cattolici,
genitori di scuole pubbliche e cattoliche. le misericordie, sono presenti un
po’ in tutt’Italia; coldiretti, confcooperative, tutte associazioni nate con
fondamenti della dottrina sociale della Chiesa. Poi consulte, associazioni per
persone down, spesso sono sensibili al tema della vita; associazioni per
l’affidamento o adozione. Bisogna seguire i servizi sociali. le donne hanno
paura che vengano loro tolti i bambini.
bisogna essere presenti anche nelle consulte pubbliche.
Dobbiamo pretendere di avere fondi. come si spendono soldi per immigrati, rom,
ecc… li devono spendere anche per la vita. non devono diventare aziende per
la vita.
ci sono le istituzioni bancarie, oppure le IPAB che devono dare soldi agli
orfani, ora che non ci sono più gli orfanotrofi li danno a noi.
a volte carabinieri mandano casi nelle nostre case di accoglienza. bisogna far
sapere anche a loro che ci siamo.
il volontariato per la vita è una cosa bella, mi auguro che chi ha fatto questa
esperienza possa tornare ed entrare nel MVP più vicino.
non si può fare e dire ciò che non si vive e
ciò che non si è
.
ci sono una 60ina di case famiglia in Italia.

DOMANDE:

Roberto: non è una domanda, ma un riferimento al fare e dire quello che si fa.
io venivo dal mondo dell’heavy metal. mia madre mi propose un’esperienza col
Rinnovamento dello Spirito, a 25 anni, ho conosciuto il Signore, ho cominciato
a fare volotariato. è cambiato tutto perché facevo una cosa, la mettevo in
pratica. molte persone facevano beneficenza, ma venivano pagate migliaia di €.
ho visto tutto differente. non avevo mai criticato la Chiesa, ma quando sono
stato dentro ho capito che stavo andando alla deriva, non dormendo più. Ora
dormo, sto tranquillo, vivo in pace.

Bennati: A volte è necessario avere dipendenti. non è che un’associazione non
può assumere dipendenti. il servizio civile è un lavoro a tempo, lo Stato paga,
si rivolge ad associazioni di volontariato. non dobbiamo confondere le due
cose.

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