Intaglio legno: lez. 4

Affilatura con mola ad acqua                  Pietre ad acqua e ad olio

La parte terminale dei ferri da taglio ha uno smusso che viene chiamato bisello ( o ugnatura o scarpa ), che penetra nel legno separandone le fibre. Il filo può essere a tagliente interno, esterno o a due taglienti, e l’angolo di sfoglia, che determina la lunghezza del bisello, può andare da 20° a 30°. L’affilatura consiste, in sostanza, nel trovare per ogni situazione di scavo il giusto angolo di penetrazione asportando il metallo in eccedenza fino a ottenere un taglio dal filo finissimo e uniforme. E’ evidente che tanto più l’angolo di sfoglia è acuto, quanto più la lama taglia e penetra facilmente, ma il suo filo è fragile, mentre in caso contrario ha più resistenza al taglio ma una durata superiore. I parametri che condizionano l’angolo di taglio sono :

  1.  Il materiale che stiamo lavorando, ad esempio, angolo più acuto per legni teneri come tiglio o pino cembro, più aperto per legni duri come frassino o bosso. 

  2.  La qualità e la durezza della lama che stiamo usando.

  3. Il tipo di pressione  a cui sottoponiamo l’attrezzo, cioè smusso più stretto per gli utensili da finitura che usiamo con la sola forza delle mani, e più largo per le sgorbie e gli scalpelli da sgrossatura che devono sopportare l’urto di un mazzuolo pesante.

  4. La forza con cui siamo soliti lavorare.

Si può paragonare la lunghezza del bisello alla mina di una matita che ognuno sceglie in base alla maggiore o minore leggerezza del tratto, della carta e così via.

Affilatura con mola ad acqua

Le affilatrici ad umido che troviamo in commercio possono avere la mola in pietra orizzontale o verticale, saturata con acqua od olio. Le più comuni sono quelle con la mola verticale, raffreddata ad acqua con una velocità di rotazione che varia da 100 a 200 giri al minuto e con una grana fine ( 250 grani ), media ( 180 grani) o grossolana ( 50 grani ). L’affilatura viene eseguita posando lo smusso sulla pietra ed esercitando una pressione costante. Le sgorbie vanno fatte ruotare lentamente in modo che il bisello sia uniforme da un capo all’altro del taglio. Gli scalpelli si muovono lateralmente nei due sensi, per correggere le leggere imperfezioni della superficie della pietra; gli scalpelli a V vanno affilati come se fossero due scalpelli, l’angolo delle due ali della lame è però quasi sempre non perfettamente a spigolo e si formerà perciò in fondo al V una sorta di rostro che andrà eliminato arrotondando esteriormente lo spigolo fino a raggiungere il filo.

Pietre ad acqua e ad olio 

Le pietre per affilare limano il metallo della lama dando al tagliente la forma voluta e il filo. Possono essere a taglio grosso, e in questo caso asportano più materiale ma lasciano un filo più grossolano, a taglio medio e a taglio fine, che consentono un’affilatura migliore. Possono inoltre essere sagomate con forme diverse per aderire alle diverse fogge di sgorbie e scalpelli e essere ad acqua o a olio. Le pietre ad acqua ( la più fine è quella dell’Arkansas ) si bagnano con acqua e petrolio. Le pietre ad olio di qualità pressoché pari a quelle ad acqua ma di durata superiore, non devono mai essere usate asciutte, perché se ne otturerebbero i pori e vanno lubrificate con olio da macchina raffinato o olio di paraffina. Le pietre nuove vanno saturate d’olio e tenute al riparo dalla polvere. Si può rettificare la superficie di una pietra o modificarne la forma strofinando la stessa su una lastra di marmo con acqua e polvere per smerigliare per le pietre naturali e acqua e carborundum per le pietre artificiali. Per finire l’affilatura si passa l’utensile su una striscia di cuoio, detta coramella, trattata con il rosso da gioiellieri o polvere di crocus o sego, che può essere incollata sul legno, piano per l’affilatura esterna, e sagomato per l’affilatura interna.

Affilatura degli scalpelli

Si posa il ferro sulla pietra e si spinge in avanti con una pressione che diminuirà portandolo indietro, cercando di non cambiare l’angolazione e che l’affilatura sia a squadro per evitare che l’utensile tenda durante lo scavo a deviare. Si ripete l’operazione sulla pietra a grana fine, su tutti e due i lati e infine si passa sulla coramella.

Affilatura delle sgorbie a tagliente interno

Si passa il bisello della sgorbia da un capo all’altro della pietra con un movimento rotatorio stando attenti a non smussare gli spigoli laterali e con un movimento a spirale per utilizzare tutta la superficie della pietra. Si toglie la sbavatura con una pietra sagomata movendola avanti e indietro nella scanalatura dell’attrezzo, nello stesso modo si passa sia il lato interno che quello esterno sulla coramella.

Affilatura dello scalpello a V

Come già descritto, lo scalpello a V si affila come due scalpelli piatti, eliminando successivamente il rostro centrale. La sequenza è quella descritta per gli altri attrezzi. Per l’angolo interno si usa un pezzo di cuoio sagomato longitudinalmente a punta.

Punzonature e Tessiture

Si intendono per punzonature quelle operazioni in cui il legno viene pressato da uno strumento che non lo taglia asportandone una parte ma produce un’impronta di varia profondità. Possono essere usati sostanzialmente per creare degli sfondi, per camuffare gli errori di lavorazione o per creare decorazioni, anche minuscole e non eseguibili in altro modo. Troviamo in commercio una grande varietà di punzoni, ma soprattutto è possibile e facile costruirseli utilizzando chiodi d’acciaio, vecchi cacciaviti, o lime, punte elicoidali, sgorbie e scalpelli rovinati e così via. Possono avere la superficie di battuta piatta, o svasata con varie angolazioni, funzionali all’impronta che devono lasciare. Questa tecnica, tradizionalmente usata per finire sfondi di problematica pulitura, come quelli dietro gli ornati floreali, ci permette di realizzare, all’interno di una scultura, decorazioni in miniatura, che riproducano ad esempio, i ricami dei vestiti o mantelli, bottoni, piccole fessure, sottolineature di linee e angoli e così via.

Alcuni esempi

 

I Bulini o Punzoni ( Clicca per ingrandire )

        

        

Preparazione del legno per la finitura

Prima di applicare qualsiasi finitura è bene preparare il legno affinché possa ricevere nel modo migliore i trattamenti successivi. Il legno va pulito, rimovendo segni di matita, pelurie e parti mobili.Va tenuto presente che le finiture tendono ad accentuare i difetti, piuttosto che a camuffarli. Ad esempio, un trattamento con mordenti evidenzia in modo vistoso graffi e abrasioni causati da una non corretta levigatura, e quelli ad acqua fanno sollevare le fibre legnose. Qualunque sia il tipo di lavoro che abbiamo realizzato possiamo passare una lana d’acciaio fine o una tela abrasiva finissima, che renderanno più morbide e brillanti le superfici pur senza modificare sostanzialmente le modellature precedenti.

Trattamenti insetticidi e funghicidi.

In Valle d’Aosta scultori e intagliatori, si definiscono, a volte, grattatarli. In effetti l’infestazione di numerose specie di tarli e coleotteri xylofagi che scavano nel legno (soprattutto nell’ alburno) gallerie di varia grandezza, non è problema da poco. Durante tutto il tempo in cui ho scritto questo libro, sulla scrivania del laboratorio, ho sentito in sottofondo un rumore lieve, come quello di un chiodo che gratta una superficie porosa, che veniva da una vecchia scultura sistemata a poco più di un metro dalla scrivania, aggredita da questi insetti e in attesa di venir trattata. Quel rumore è il grido di guerra degli insetti che stavano svolgendo la propria opera distruttiva, rosicchiando sistematicamente la mia povera scultura. I nostri vecchi cercavano di risolvere questo problema spennellando abbondantemente il legno col liquame del letame ma credo che oggi questa tecnica avrebbe pochi proseliti. In compenso troviamo in commercio prodotti insetticidi e funghicidi di buona qualità ed efficacia. Vanno usati spennellando abbondantemente le superfici e facendoli penetrare nelle cavità e fenditure, oppure spruzzandoli in ogni poro con l’apposito spruzzatore, o iniettandoli nei fori con una siringa ipodermica. I fori vanno poi chiusi con cera colorata e il procedimento ripetuto dopo qualche tempo per colpire le uova superstiti prima che si schiudano. Generalmente questi impregnanti, nella cui composizione sono presenti sostanze nutritive, come olio di lino, lasciano superfici con un gradevole aspetto serico e ovattato e sono a lenta essiccazione per cui è bene aspettare qualche giorno prima di intervenire con trattamenti successivi. Attenzione: si tratta di sostanze nocive, che vanno maneggiate con cautela, osservando le avvertenze sulle confezioni. Nel caso di sculture di grandi dimensioni il problema può diventare serio, perché gli insetti possono essere annidati in profondità nel legno e loro cunicoli intasati di segatura che, inumidita dall’ insetticida  tende a gonfiarsi e a chiudere ermeticamente il passaggio vanificando l’ efficacia del trattamento. Quando si evidenziano problemi di aggressione  di insetti su sculture di questo tipo l‘azione deve perciò essere tempestiva ed energica. In casi estremi la soluzione a questi problemi è la costruzione di una camera a gas (ad esempio con un barile di metallo a chiusura ermetica e con l’ impiego di pastiglie tossiche a base di zolfo), in cui la scultura sarà lasciata per almeno due mesi.

  Mordenti

Vengono usati i mordenti per valorizzare la marezzatura di un legno e per dargli colore, di solito per scurirlo o per camuffare difetti e alterazioni. Vanno dati a pennello o a spugna e si possono dividere in quattro gruppi: ad acqua, chimici, a olio e a spirito. I mordenti ad acqua sono i più  economici e vanno miscelati con acqua, graduando la quantità d’acqua e i pigmenti in base al colore che vogliamo ottenere. Vanno lasciati riposare per almeno un’ora prima dell’ uso perché hanno bisogno di tempo per sciogliersi. I mordenti ad olio sono i più costosi ma hanno il pregio di non far “alzare il pelo” al legno. Altri mordenti sono quelli a spirito o ad alcool, i mordenti chimici e alla varechina.

  Turapori

I turapori servono, come dice il nome, a riempire i pori del legno e a ottenere un fondo compatto e lucido su cui poggiare altri trattamenti. Hanno un tempo di essiccazione rapido e vanno quindi applicati velocemente su tutta la superficie. Dopo alcune ore si leviga con tela abrasiva fine o con lana d’ acciaio, si spolvera e la superficie è pronta a ricevere la cera o la vernice.

 Olio di lino

Si usa l’ olio di lino crudo mescolato con alcool bianco (30%) scaldando la miscela a bagnomaria fino a che l’ alcool diluisce l’olio facilitando la penetrazione nel legno. Si stende a pennello e dopo alcuni minuti si strofina energicamente con uno straccio. Si può ripetere più volte l’applicazione; la superficie saturata e rinforzata, è opaca.

 La cera ( Clicca per vedere la lezione )

La ceratura e il modo più classico e semplice per finire una scultura. Può essere stesa su un legno grezzo o trattato con impregnanti, o turapori, mordenti o olio di lino. Dà al legno una finitura lucida e satinata ma ha poca resistenza all’ umidità e al calore. Il materiale di base è la cera vergine d’ api purificata che viene sciolta a bagnomaria con essenza di trementina (80%); raffreddata avrà una consistenza molle e pastosa. Si può colorare con pigmenti in polvere, o  con tinture solubili in olio. In commercio si trovano cere morbide e alla paraffina, neutre o di vari colori (giallo, noce chiaro, noce scuro, ecc.). Va stesa con un pennello o un panno, nel senso della vena. Nel caso la cera sia dura e difficile da applicare si può ammorbidire con diluenti, oppure stendere scaldando la superficie su cui si lavora con un getto d’aria calda proveniente da una pistola termica o da un asciugacapelli. Questo metodo permette una migliore penetrazione della cera, che diventa quasi liquida e si può agevolmente fissare anche su superfici rugose e non omogenee. Attenzione, non dimentichiamoci che si tratta di prodotti facilmente infiammabili; vanno quindi prese tutte le precauzioni del caso. Sul legno molto poroso o disidratato il procedimento potrà essere ripetuto una seconda volta. La cera deve coprire la superficie in ogni dettaglio ma non deve mai lasciare depositi che, meno evidenti durante l’applicazione, formano, ad essiccamento avvenuto, antiestetici grumi difficili da eliminare. Occorrerà poi lasciare asciugare per un tempo che può variare da alcuni minuti, se è stato usato  l’asciugacapelli che ha già prodotto una evaporazione della parte volatile della cera, a un giorno. La lucidatura può essere eseguita con un panno di lana asciutto e pulito, nel caso la superficie sia uniforme oppure con una spazzola non troppo dura o un pennello se il fondo, è irregolare. Quest’ultima operazione deve venire eseguita con una discreta energia, insistendo fino ad ottenere una delicata lucentezza tipica di questa finitura. La lucidatura può essere resa più veloce con impiego di una cuffia di montone, da montare su un trapano elettrico o meglio ancora, con un tampone di crine di cavallo le cui setole lunghe e morbide possono agevolmente penetrare anche nelle gole e  nei sottosquadra delle sculture. A volte vengono usati grossi pennelli rotondi con setole di cinghiale, la cui impugnatura viene tagliata e trasformata in codolo da inserire nel mandrino del trapano.

 Tecniche consigliate

Mi rendo conto che la carrellata di tecniche di superficie e di finitura presentate in questa lezione può essere tale da ingenerare  un po’ di confusione  al principiante, che può avere l’impressione di non  raccapezzarvisi.

Vediamo allora di fare un po’ di chiarezza.

Per quanto riguarda la preparazione alla finitura non è necessario usare contemporaneamente tutte le tecniche illustrate, ma basterà scegliere di volta in volta quella che sembra più adatta. È pur vero che a volte i risultati migliori si possono ottenere con la somma di procedimenti diversi (ad esempio, una superficie levigata risalta al meglio se abbinata a uno spazio ruvido), ma la scelta e l’abbinamento delle tecniche non dovrebbero essere poi così difficoltoso. Per quanto riguarda la finitura personalmente uso quasi esclusivamente quella a cera, salvo un trattamento insetticida quanto vi siano segni di aggressione da tarli o una  preparazione del fondo con un turapori quando la scarsa resistenza all’umidità della cera lo esige (ad esempio per oggetti che possono venire a contatto con acqua, unto o altro).

Passiamo ora alla ceratura. Occorre, una pistola termica oppure un phon, dei pennelli, delle spazzole, uno straccio di lana, e naturalmente la cera. La cera solida si trova in ferramenta o nei supermercati. Mi raccomando, non comperate mai cere colorate, ma, una cera noce scuro per lavori in noce e una cera neutra se dovete creare dei lavori in tiglio o in acero ( legni chiari ).

     

1 – Scaldate con la pistola termica, sempre ad una distanza di sicurezza, il pennello che avrete intinto nel barattolo della cera, e sempre continuando a scaldare stenderete con cura la cera ovunque, facendo attenzione agli interstizi più nascosti. Lavorate con estrema calma e precisione !

     

  

2 – Terminata la ceratura si passa alla lucidatura. Per ottenere un buon risultato vi consiglio di effettuare la lucidatura dopo alcune ore dalla ceratura per far si che si asciughi bene. Per sveltire il lavoro, come potete vedere, ho applicato al trapano un pennello in setole di crine di cinghiale. Se non avete questo pennello, con un pò di olio di gomito, spazzolate a mano e passate uno straccio di lana per dare la lucentezza desiderata.

  

Il risultato, a lavoro terminato, sarà questo !

  

This entry was posted in Uncategorized. Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s