I diritti umani & la priorità della ragione

   Diritti umani, solo briciole?

«Nessun Paese, nessu­na istituzione al mondo, quanto la Chiesa cattolica, ha fatto propri e ha difeso i diritti umani, che Benedetto XVI definisce ‘ la vera conquista dell’Illuminismo’. E nessun Paese e nessuna istitu­zione, quanto la Chiesa cattoli­ca, ha tanto influenzato la teoria e la pratica dei diritti umani » . Mary Ann Glendon, dopo essere stata per circa un anno amba­sciatore Usa in Vaticano, è di nuovo presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, e apre oggi la XV sessione plena­ria sul tema ‘ Dottrina sociale cattolica e diritti umani’, cui in­terverranno fra l’altro Joseph Sti­glitz, Pierre Manent, Partha Da­sgupta, Hans Tietmeyer.

La Chiesa riesamina l’Illumini­smo…
«Gli stessi pensatori illuministi, anche se non sempre lo riconob­bero, avevano un debito enorme nei confronti del patrimonio in­tellettuale e spirituale della cri­stianità ( ricerca della verità, ri­spetto della dignità e del valore di ogni essere umano e – soprat­tutto – l’alto posto riservato alla ragione). Quanto all’influenza della dottrina sociale cattolica sui moderni diritti umani, basta notare che il documento stilato dalla Commissione Onu incari­cata di preparare un ‘ bill of ri­ghts’, cioè una carta dei diritti umani, ricordava molto da vici­no le encicliche sociali, la Rerum Novarum di Leone XIII ( 1891) e la Quadragesimo anno di Pio XI ( 1931)» .

Quali sono i diritti per i quali si è battuta la Chiesa?
«Prima di tutto, l’intrinseca di­gnità e il valore della persona u­mana, dotata di ragione e di co­scienza; il diritto di formare sin­dacati, il diritto a una giusta re­munerazione, il riconoscimento della famiglia come cellula natu­rale e fondamentale che unifica la società e perciò merita di es­sere protetta; il diritto dei geni­tori di scegliere l’educazione dei figli, e il diritto della madre e del fanciullo di ricevere cure speciali e assistenza. Negli anni della Guerra Fredda la cultura dei di­ritti umani rischiò di estinguersi. Si era appena asciugato l’inchio­stro sulla Dichiarazione Universale del 1948, e i diritti umani non erano più una norma gradita ai due blocchi di potere che si erano formati nel mon­do. L’amministrazione Ei­senhower licenziò i diritti umani come una creazio­ne ‘ socialista’, la contro­parte sovietica li bollò come ‘ borghesi’».

Ed erano odiati dai nuovi ditta­tori nel Terzo Mondo.
«Formalmente i nuovi Paesi in­dipendenti modellavano le loro Costituzioni tenendo presente la Dichiarazione Universale. Ma i loro leader facevano capire subi­to che i diritti umani erano un ‘ lusso’ che non ci si poteva per­mettere: stabilità politica e svi­luppo economico avevano la precedenza. Insomma, dai primi anni ‘ 50 alla fine degli anni ‘ 70, nel mondo non ci fu che la Santa Sede a sostenere l’universalità e l’indivisibilità dei diritti umani. Questi diventarono la piattafor­ma su cui puntare per un cam­biamento pacifico ma profondo nell’Europa dell’Est e in Sudafri­ca».

Quale ruolo ha svolto la Chiesa in quel giro di boa?
«La storia cambia il proprio cor­so grazie a un pugno di uomini e donne coraggiosi. Nel 1989, Va­clav Havel scrive: ‘ Mi sembra in­credibile ma io vivo in un mon­do in cui le parole di verità pos­sono scuotere dalle fondamenta interi sistemi di governo e risul­tare più forti di dieci divisioni corazzate’. Ma nessuno ha usato il linguaggio dei diritti umani con maggior vigore di Giovanni Paolo II. Gli storici dibatteranno sul peso avuto dalle varie forze nel crollo dei regimi comunisti nell’Est ma non c’è dubbio che il primo posto spetta a papa Wojtyla. Inoltre le sue encicliche rappresentano un importante sviluppo del pensiero sociale cattolico su molti fronti. Centra­le in questi scritti è anche il con­cetto che va rifiutata la libertà come licenza. ‘ Quando gravi mali morali ( aborto, eutanasia) vengono legalizzati come diritti, allora l’intero sistema dei diritti umani è pericolosamente mi­nacciato’».

Le traversìe non cessano con la fine dell’Urss…
«Sopraggiungono gli anni neri dei sanguinosi conflitti etnici che minano l’unità della fami­glia umana. Nelle conferenze in­ternazionali (specialmente al Cairo e a Pechino) la Santa Sede lotta per difendere la Dichiara­zione Universale dai tentativi di ridurla in briciole o di politiciz­zarla, e per garantire il legame tra libertà e solidarietà. Nel suo discorso di un anno fa all’Onu, Benedetto XVI definisce la Di­chiarazione ‘ il risultato di un processo che mira a collocare la persona umana nel cuore delle i­stituzioni, delle leggi e dello stesso funzionamento di una so­cietà’. Ma occorre cautela, ag­giunge. E indica nove minacce da fronteggiare: il relativismo culturale, il positivismo, il relati­vismo filosofico, l’utilitarismo, l’approccio selettivo ai diritti, la crescente domanda di nuovi di­ritti, l’interpretazione iper- indi­vidualistica dei diritti, la negli­genza riguardo alle responsabi­lità, e il secolarismo dogmatico».

Spesso, per mascherare la viola­zione dei diritti umani, si sostie­ne che paesi culturalmente lon­tani dall’Occidente non posso­no abbandonare le loro anti­chissime tradizioni per sinto­nizzarsi con gli usi occidentali.
«La Chiesa respinge il relativi­smo culturale che mina alla base i principii universali; è per un le­gittimo pluralismo che permetta differenti modi di esprimere e proteggere i diritti fondamentali. Nessuno vuole riesumare l’im­perialismo culturale di marca coloniale. Il relativismo filosofi­co è penetrato così profonda­mente nella cultura popolare che uomini e donne non sono più in grado di dire perché van­no difesi certi valori e perchè vanno condannati certi com­portamenti. Questo afferma il Papa. Ma se non ci sono più ve­rità comuni cui possano fare appello persone di diversa for­mazione e cultura, come soste­nere i diritti fondamentali? Co­me portare avanti la ricerca della verità? L’approccio di pa­pa Ratzinger è, al tempo stesso, paolino, agostiniano e post­moderno. Egli vede soltanto due opzioni possibili: ricono­scere la priorità della Ragione, la Ragione creativa che è all’ori­gine di tutte le cose, oppure la priorità dell’irrazionale, cioè credere che tutto sulla Terra e nella nostra vita, compresa la ragione, sia accidentale. ‘ Il cri­stiano sceglie la priorità della ragione’».

Luigi Dell’Aglio

Fonte: www.avvenire.it

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