Movimento Per la Vita: incontro su Libertà e Responsabilità

è il resoconto dell’ultimo incontro del MPV, parla del testamento biologico, con riferimenti al caso Englaro, a Melazzini e al povero testimone di Geova trasfuso che ha perso la causa. Parla anche del recente caso dei giudici veneziani relativo alle nozze gay. Tratta anche dei concetti di dignità dell’uomo e l’indisponibilità della vita umana.

Martedì 28-4-2009

Chiesa di San Remigio, Firenze

 

Ultimo incontro del ciclo “Libertà e Responsabilità

organizzato dal Movimento per la Vita

Con la partecipazione del Dr. Diego Cremona del MPV che tratta il tema

Famiglia e vita

 

 

A.: […] L’ignoranza è il nemico che dobbiamo combattere. Bisogna far sapere quello che succede nelle famiglie in cui qualcuno ha bisogno di assistenza; così quando ci sarà un referendum sapremo in coscienza che fare. Per questo a ottobre inizierà un corso di formazione con relatori esperti sul tema del testamento biologico.

 

E.: Il 25 aprile a Torino c’è stato un esperimento di democrazia diretta, una bella occasione per spendere soldi e autocelebrarsi. A Torino hanno fatto questa esperienza in grande, a Firenze hanno invitato meno persone; c’è stato un piccolo meeting, in cui si ricevevano le direttive da Torino tramite un grande schermo.

Era un evento aperto, in cui le persone vanno, vengono smistate in tavoli dove a volte si vota. L’argomento era il testamento biologico. Eravamo 150 a Firenze, 400 a Torino. Ci dovevano essere focus group di 2 tipi: omogenei ed eterogenei, cioè metà e metà. In effetti era il contrario. Gli omogenei erano eterogenei, comunque tutti a maggioranza dell’altra parte. L’inghippo è che siamo stati chiamati, invitati; erano tutte associazioni e gli organizzatori sapevano fin dall’inizio in che proporzioni avevano scelto i partecipanti. Dall’evento hanno concluso un sondaggio truffa, che manderanno alla Camera, dove sarà subito cestinato, perché riguardante solo 400 persone.

Io nel focus group avevo tutti gli altri contro. In totale a favore della vita era meno del 30%. La maggior parte dei partecipanti aveva sui 60 anni. Pensavo ci fossero giovani per fare propaganda, invece erano tutte vecchiette. Dicevano che uno deve poter morire quando vuole, come vuole.

Era una trappola per noi, il vescovo di Torino aveva consigliato a tutti cattolici di non partecipare.

I sondaggi erano strani, se sommavi le percentuali veniva 101%-102%. Non erano persone esacerbate eccetto forse una o due.

Abbiamo partecipati per dare testimonianza, vedere che faccia hanno gli altri. Hanno un’insensibilità alla vita, che per loro è un valore che si può modellare, dicono che vogliono morire in modo dignitoso. C’era una grande esaltazione della dignità. Il nostro scopo è fornire una sensibilizzazione di queste persone.

Il diritto alla vita senza riserve per loro è un criterio vetusto, che sta nei libri di diritto più impolverati, che non ha più senso.

Erano d’accordo su tutto, anche sul fatto che le persone vengono lasciate sole, abbandonate nel loro dolore. Dicono che è lo Stato che ci dovrebbe pensare, è sempre così, non è colpa nostra, è colpa dello Stato, che non si sa bene chi sia.

Danno l’impressione di provenire da ambienti colti, raffinati, hanno una certa prosopopea. Sono persone di una certa generazione che difficilmente cambieranno idea, perché è diventata una questione politica. Le sfumature etiche hanno perso significato.

 

La legge sul testamento biologico che è stata preparata non ha risposto a una domanda che è stata fatta. Doveva chiarire la differenza tra eutanasia e accanimento terapeutico. A livello teorico è difficile fare distinzioni, ma nei casi concreti si vede molto meglio. Bisogna avere una base aprioristica. Non è così difficile fare la distinzione.

Alcuni dicevano che l’eutanasia passiva non esiste o che la sindrome dell’imprigionato non esiste, è un’invenzione. La sindrome dell’imprigionato si ha quando una persona non è capace di esprimere la propria volontà. Vede e sente tutto ma non emette significati in nessuna direzione. Uno che prima diceva che non esisteva poi ha detto che ce l’ha avuta anche lui per un giorno.

 

A.: Siamo molto condizionati d TV e giornali. Per questo evento, telefonarono dicendo: “Vuol venire lei come rappresentante del Movimento Per la Vita?” Mi sembrava una cosa fuori dal mondo che il Comune di Firenze si fosse accorto della nostra presenza. Riguardo al meccanismo dei sondaggi hanno chiamato una maggioranza del 70% per farsi grossi loro. Poi se si prende Repubblica ci sarà scritto: il popolo dei cattolici pensa che l’eutanasia sia un bene, gli italiani sono favorevoli a questa legge… tutto per vincolare l’opinione pubblica.

 

Primo, da un punto di vista informativo, dobbiamo informarci di che si tratta, perché se in qualsiasi occasione ci viene chiesta un’opinione, sappiano di che si parla.

Secondo, dobbiamo vedere il mondo esterno, ci sono famiglie che vivono così, devono assistere persone incoscienti. Ad esempio un uomo è stato in coma per 2 anni, con la sindrome dell’imprigionato, ricorda benissimo gli eventi successi in quel periodo, voleva parlare, ma non parlava, poi si è svegliato, con l’amore della famiglia è riuscito ad andare avanti e ha scritto un libro.

Si prende il caso di Eluana Englaro per dire: tutti vogliono fare come lei. C’è stato un caso Englaro contro mille casi in cui i genitori lottano ogni giorno prendendosi cura del proprio figlio. Ci si trova a parlare con persone che non lo sanno.

 

E. : Queste persone si sentono infastidite da questi discorsi. Ad esempio c’era una suora che parlava pro. Intanto un altro borbottava e non sono riuscito a capire niente di che diceva la suora, non poteva sopportare che una suora parlasse; un’altra si è alzata. Alla fine uno discuteva sulla teologia che non ha particolari posizioni, ma hanno detto che la teologia non conta in materia di leggi e questo finalmente va a nostro favore.

L’intervento finale era di Corrado Augias da Torino. Ha detto che noi siamo un’élite, che siete stati spinti a venire, che i vostri numeri sono molto simili a quelli dei giornali. Allora ho pensato che se quel sondaggio era truccato e se i numeri erano gli stessi, allora anche i sondaggi dei giornali sono truccati. Poi diceva: che bello, nella nostra società finalmente  c’è una cosa bellissima: il relativismo!! Si esaltava quando lo diceva e portava l’esempio del divorzio.

 

Basta minimizzare il numero dei morti e si può combattere la guerra.

 

Dr. Diego Cremona: Il tema del testamento biologico è più affine di quanto si possa pensare al tema madre di questo corso, cioè quello della famiglia.

Riguardo alla famiglia, oggi ci si chiede se essa sia una scelta necessaria dell’uomo, un modello unico per l’umanità, un istituto durevole, oppure invece sia una sovrastruttura, un accidente, qualcosa di non necessario, un fatto convenzionale. Per alcuni è un’invenzione della Chiesa.

Senza andare lontano, sull’Unità di ieri titolava con esultanza: “Nozze gay, la svolta dei giudici”, visti come gli unici paladini della nostra democrazia.

Il Tribunale di Venezia ha rimesso alla Corte Costituzionale una legge che impedirebbe a due veneziani di convolare a giuste nozze trattandosi di 2 maschi. Dicono: insomma, se ti dico di che sesso deve essere la persona che sposi ledo la tua libertà. Si dice con assoluta schiettezza che etica e natura in materia di nozze gay non devono avere alcuna rilevanza.

Grillini dice che finalmente dicono che nell’articolo 29 della Costituzione viene tutelata l’aspirazione a sposarsi di tutti gli esseri umani, indipendentemente dai gusti.

I desideri hanno l’ambizione di diventare diritti, soprattutto quelli più secolarizzanti. Vien da pensare che se il papa distraendosi un attimo, dovesse diventare afono sulle grandi questione della vita e della morte, questo progressismo perderebbe molte delle sue bandiere. Sembra abbiano l’esigenza di tramutare in diritto quello che preme alla CEI. Sembra che leggano Avvenire e prendano spunto.

La questione dell’articolo 29, senza far degenerazioni professionali, merita di essere affrontata. Bisogna raccogliere la sfida che ci viene posta dal mondo. L’articolo dice che la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Sostengono che il fondamento delle nozze gay sia in una specificazione della famiglia di cui si parla. L’articolo prosegue: sia come singolo sia nelle formazioni sociali dove si svolge la sua personalità. Dicono che la coppia gay è una delle formazioni sociali. Qui si compie l’errore, perché non è un’interpretazione serena alla lettera. La Costituzione non attribuisce diritti alle formazioni sociali. Il titolare dei diritti non è la formazione sociale, ma l’uomo. La formazione sociale è lo strumento con cui svolge la sua personalità.

 

Dal punto di vista del linguaggio, i cattolici sono ingenui. Ci sono certe espressioni che veicolano valori e disvalori, quasi a livello subliminale, ad esempio il termine eterosessuale. La radice etimologica di sesso è sec- che significa distinguere, quindi il sesso è ciò che distingue. Nel termine è insito il concetto di altro, alterità. Sono i due altri che si ricompongono in una unità originaria.

Invece nel caso dell’omosessuale, altro si completa in se stesso. Gli omosessuali hanno tutto il nostro cristiano rispetto, ma non ne condividiamo la lotta per l’emancipazione.

Esiste una lobby omosessuale. Quando gli omosessuali pretendono di rivendicare i loro profili prendono 2 termini: il termine gay, più colorito, gioioso, che ha come contraltare il termine più grigio, eterosessuale. Sarebbero due varianti della sessualità, che non è più ciò che ci distingue, ma diventa un’attività neutra.

Se si analizza il termine eterosessuale, si vede che esso rivela un’ideologia, è un’espressione tautologica, cioè si dice due volte la stessa cosa, come dire altero-alterità, quindi non ha nessun senso. L’ideologia mi sembra opposta alla contemplazione. Si ha un’ideologia quando non ci si accontenta della realtà, ma si violenta la realtà, la si sboncconcella, si dicono cose che servono a un pregiudizio. Si pretende di asservire la realtà al proprio programma, non la si lascia parlare come chi contempla e si stupisce, ma la si legge con gli occhiali che ci si è messi.

Eterosessuale vincola un messaggio subliminale. È un’operazione ideologica.

 

Questa incursione di modelli alternativi è solo il fenomeno che appare. La famiglia è in crisi non perché c’è Grillini. Non voglio pontificare, ma credo che la famiglia sia in crisi per la difficoltà di accoglienza. Nel caso dell’aborto c’è difficoltà ad accogliere il figlio inaspettato, oppure ci può essere difficoltà ad accogliere i mutamenti del coniuge, sono mutamenti che cozzano col programma dell’altro che non reputa più che valga la pena stare insieme. Allora non c’è pianto di bambino che tenga. Mi capitano coppie che vengono nel mio studio che si separano dopo 8 mesi ed altre, senza esagerare, dopo 50 anni di matrimonio. Non vale la pena fare il sacrificio di accogliere le mutazioni del coniuge, come di chi diventa debole, malato, il nonno.

 

Così arrivo al tema del testamento biologico. Vado per schematizzazioni. Si può sintetizzare l’argomento dicendo che vogliono essere liberi di decidere, si punta tutto sul principio di autodeterminazione.

Io credo che in una società come quella di oggi, in cui si muore da soli, la prima urgenza non sia il principio dell’autodeterminazione. Dietro il principio dell’autodeterminazione c’è un individualismo esacerbato. È difficile trovare qualcuno che non sia d’accordo. Tutti sono nostalgici di quando non c’era la tv e si stava sull’uscio a far veglia col vicino. Il riferimento al principio di autodeterminazione è un tradimento di un messaggio socialisteggiante, perché così si gettano le basi per l’auto-esclusione sociale.

Dal diritto di morire si finisce al dovere di togliere il disturbo. Il vecchietto che sa che c’è anche questa opportunità ha un motivo in più.

Carlo Casini pone l’ipotesi secondo cui, se un medico trova un aspirante suicida, con accanto una scatola di barbiturici vuota, un biglietto con scritto che non vuole lavande gastriche e nessun trattamento; e il medico lo rianima. Può essere accusato di violenza privata? Gli può essere chiesto un risarcimento danni in sede civile?

Quelli che riflettono su queste cose, sono portati a ripensare sul testamento biologico.

Se percorriamo la strada indicata da questa campagna culturale arriviamo lì. Il medico che salva la vita a un suicida rischia di essere criminalizzato.

L’art. 3, 6° co. parla di alimentazione e idratazione, nello stato vegetativo persistente. Non si dice permanente, perché non si può mai dire, permanente dà l’idea di una condanna, invece non si sa come evolve. Altri dicono solo “stato vegetativo dalla data del…”.

Il rischio per noi è non prendere sul serio le obiezioni di chi è su un fronte diverso dal nostro. Tendiamo a snobbarle. Non bisogna essere sbrigativi nel giudicare le motivazioni altrui. Se oggi sono cosciente e ho deciso di non farmi curare, lo posso fare, al di là di che dice il Magistero della Chiesa. Sono vietati i trattamenti sanitari obbligatori. Non mi possono dare neanche una goccia d’acqua. Se vado in coma mi è negato questo diritto. Saremmo di fronte a una mancanza di uguaglianza affermata dall’articolo 9.

L’uomo competente può dire no a qualsiasi trattamento, anche a una goccia d’acqua; chi cade in questa incoscienza no. Se fosse così, porteremo la questione avanti alla Corte Costituzionale. Ma c’è un errore obiettivamente valutabile.

Fino al caso Englaro il famoso consenso informato o dissenso informato nel caso di rifiuto delle cure doveva essere:

1.      attendibile: cioè deve risultare da una volontà, sottoscritta, certa e possibilmente di data certa,

2.      relato: in rapporto dialogico medico – paziente,

3.      informato: delle cure, dei trattamenti sanitari,

4.      circostanziato, cioè rifiuto a quelle condizioni proposte in quella situazione,

5.      specifico.

La dichiarazione anticipata è una manifestazione di volontà con cui esprimo consenso per un’ipotesi eventuale. È valida per un certo periodo, ad esempio 5 anni, poi deve essere richiamata. L’informazione è incerta, non posso prevedere con precisione gli sviluppi di una malattia che mi renderà incosciente.

La dichiarazione di chi la rende ora per allora è di validità almeno un po’ affievolita, inferiore, sia dal punto di vista giuridico che esperienziale. Allora il legislatore dice: siccome la validità è minore, il trattamento non può essere uguale, in omaggio a quel principio di uguaglianza invocata. Non si fa paritarismo su due dichiarazioni diverse. Il tuo no deve essere preso in considerazione dal medico. Quando con così poco posso tenerti in vita, con una goccia d’acqua, anche se non vuoi, lo devo fare.

 

Stanno conducendo una battaglia sotto l’insegna dell’individualismo. La libertà è una cosa importante, ma la Costituzione si fonda su un’altra cosa che viene prima della libertà individuale, cioè il rispetto dei diritti inviolabili dell’uomo.

Per affermare il diritto a morire occorre affermare che c’è qualcuno che si deve impegnare a provocare la sua morte. Questo non appartiene a nessun ordinamento.

 

San Tommaso dice cose meravigliose sul diritto naturale. Oggi il tema del diritto naturale, in un clima di relativismo, è perdente. È meglio parlare di diritti umani che sono affermati dal diritto positivo. Ci sono molte dichiarazioni dell’ONU in cui si affermano.

La questione è: chi è l’uomo? Chi ha diritto ai diritti umani?

Come chiede il salmista: “che cosa è l’uomo perché te ne ricordi, il figlio dell’uomo perché te ne curi?” (salmo 8). In un mondo relativistico, ciò che merita apprezzamento per te non lo merita per me, quindi rammentare il diritto naturale non funziona.

Ad esempio, il giornalista che parla dei giudici di Venezia, ne tesse le lodi, perché l’etica e la natura non sono importanti. Non li pigli questi col diritto naturale, meglio invocare i diritti umani.

 

X.: il diritto naturale si può anche negare, però è oggettivo.

 

Dr.: sì, anche se ammazzo un barbone poi ho ripugnanza, non solo a livello emotivo, ma anche cognitivo, capisco che sto violando qualcosa. Esiste una legge morale. Ci deve preoccupare di più il persistere di un potere dell’uomo forte sull’uomo debole. L’uomo forte rivendica il potere sull’uomo debole, magari per pietas come per l’eutanasia, o per necessità della madre come nell’aborto. Questo avviane soprattutto negli ultimi 30 anni e dobbiamo porre un argine.

 

Per quanto riguarda l’indisponibilità della vita, c’è un principio di indisponibilità della vita che fa riferimento a se stesso e ha fondamento nella sensibilità religiosa.

Quando Augias disse: della mia carcassa posso fare ciò che voglio, era terrorizzato che la carcassa diventasse una prigione. Ha fatto una umana compassione.

Si smonta male il principio di indisponibilità della vita ad Augias, glielo racconti male, perché presuppone un Dio che elargisce gratuitamente la Vita che a Lui solo appartiene.

Questo non vuol dire che debba essere espunto dalla discussione. Noi quando sosteniamo che quel principio è affermato da millenni, lo diciamo perché se attribuisco a qualcuno il potere di disporre della vita altrui, faccio un buco nell’ordinamento, in cui può passare di tutto.

Mi devo astenere dal disporre della vita altrui. Dal punto di vista laico è sostenibile così. Se voglio convincere Augias rischiamo di fare un cammino inutile.

 

Se un malato ha accanto uno che dice che la sua vita è inutile, che non vale nulla, che sarà solo sofferenza, si leva di torno. Vogliamo una società in cui ognuno fa della vita che gli pare, in cui se non funzioni ti devi mettere da parte o una società in cui siamo tutti a farci prossimi? Esiste anche l’impegno di tante persone di stare vicino ai malati. Le suore che assistevano Eluana sono state demonizzate perché volevano tenere Eluana nella clinica. Poi si dà la cittadinanza a Englaro. Ci sono tanti esempi concreti di assistenza.

 

C.: Io lavoro con disabili, perciò l’argomento dell’accoglienza mi è caro. Le famiglie dicono con un sorriso amaro: dopo di noi che ci sarà? Parlano dei genitori che sparano ai figli disabile, devono affrontare la gente che per strada ti guarda male, pensando che il figlio dovrebbe stare a casa se proprio non si può tenere.

Si fa tanto per abbattere i muri esterni, poi le politiche di accoglienza falliscono già nelle prime classi di scuola. I bambini disabili vengono tenuti da parte, in classi speciali, e vengono visti come poverini dagli altri bambini. Si suscita fin da bambini un sentimento di pietà, invece che di compassione, nel senso di sentire insieme, vivere il valore di quella persona.

Viviamo in un mondo tutto perfetto, in cui anche il difetto del soprappeso è vissuto come un dramma, figuriamoci una disabilità.

Nel periodo di Welby, dei malati di SLA hanno fatto una manifestazione davanti al ministero per avere agevolazioni politiche. Non si è letto niente sui giornali di questa manifestazione, si parlava solo di Welby.

Dobbiamo farci carico della cultura della vita. Questa proposta di legge che margini di miglioramento ha?

 

Dr. : Se la guardo con occhi di chi si sforza di essere cristiano, chi ha a cuore la Chiesa, come volontario del MPV, si poteva fare meglio sull’autonomia del medico e sul fiduciario. Ma nel panorama politico in cui ci troviamo, è quanto di meglio si poteva aspettare. Se la leggo, quasi quasi mi commuovo.

La mia valutazione è molto positiva. C’è qualcosa da migliorare, ma il problema è che c’è tanto di peggiorabile.

Come la legge 40: si era ottenuto molto, ci hanno dimostrato che abbiamo ottenuto troppo. La Costituzionale ha già cominciato a eroderne i contenuti.

Melazzini dice una cosa carina in tema di testamento biologico, che a Torino ho ricordato. Al tavolo si è parlato un giorno intero di queste cose: “Il malato non chiede aiuto A morire, chiede aiuto NEL morire”. Pur avendo una condizione simile a quella di Welby, Melazzini viene sistematicamente censurato, perché conduce battaglie contro chi detiene i media.

Mi piace il discorso sull’efficientismo, il produttivismo. Ci si sente autoesclusi se non si è abbastanza efficienti. La categoria della cura è messa tra parentesi.

 

Firenze dà la medaglia a Beppino Englaro. Quel padre è talmente coinvolto nella faccenda, che dal punto di vista cristiano doveva avere tutta la comprensione, non la giustificazione, ma non doveva essere attaccato da nessuno.

Con quello che è il buon senso degli ospedali, Eluana poteva morire 15 anni da, non so, ma poteva accadere. La sua vita è servita a fare una battaglia politica. C’è stata una strumentalizzazione tramite quell’agnello sacrificale, costringendo il Parlamento a fare quello che ha fatto, in fretta, ma con buoni risultati.

 La giurisprudenza della Cassazione aveva sempre detto che il consenso e il dissenso dovevano essere informati. Nel caso Englaro l’emozione ha fatto scrivere un decreto di morte, con tutti i dettagli, non si era mai visto nella giurisprudenza. È stato fatto per l’ebbrezza, l’ubriacatura del momento. Incredibile.

Pochi mesi dopo, nel settembre 2008 – non ci crederete – si discuteva di un testimone di Geova, ma non c’erano i media. Questi aveva perso sangue e, nonostante il cartello di rifiuto delle trasfusioni, era stato trasfuso, perché in pericolo di vita.

La sentenza sul caso Englaro è del 16 ottobre 2007. Dice che il dissenso della ragazza si può costruire derelato, cioè sulla base del sentito dire. Il babbo dice, l’amica conferma in parte, altri 4-5 dicevano il contrario, anche le suore e gli scritti di Eluana dicevano il contrario.

Il principio del contraddittorio anima ogni processo. Qui è come se un interrogatorio informale abbia valore a favore di se stesso invece che di altri. Serve solo se denuncia contro se stesso, non altri. Beppino Englaro dice: lei voleva morire. Allora questa è la prova che lei voleva morire. Non ha senso.

Lo stesso giudice dice sul testimone di Geova quello che si è sempre detto prima del caso Englaro: Il dissenso deve essere informato, deve esprimere una volontà concretamente accertata, a fatto specifica, una cognizione di fatti, non una ideologia; un giudizio e non una precomprensione.

Vien da arrabbiarsi. Il rifiuto deve essere ex post non ex ante. Vien da dire: Ci avete preso in giro! Come è possibile! Perché è più “sfortunato” il testimone di Geova di Eluana Englaro?

 

Quando si parlava dei PACS, qualcuno chiedeva: possibile che l’urgenza siano i PACS e non il dopo-di-noi delle famiglie con disabili?

 

Dobbiamo aver chiaro il concetto di dignità della persona. Molti la confondono con la qualità. A una conferenza davo per scontato che la dignità fosse l’appartenenza al rango di umani. E mi hanno chiesto: ma che dignità c’è nella vita dell’ammalato morente?

Fin dal periodo embrionale c’è la capacità di relazionarsi con gli altri, avvengono scambi biochimici. Fanno quasi ci fosse uno stadio in cui si acquisisce l’umanità.

L’umanità non è graduabile, su questo si basa la non discriminazione. Ci riteniamo uguali perché siamo tutti portato della stessa dignità.

 

Il movimento si deve affinare dal punto di vista propositivo.

Ci sono persone che rischiano di far contraddistinguere il movimento per le conseguenze dell’aborto sulla donna, il seppellimento dei bambini… invece il movimento si deve distinguere per l’invito alla contemplazione della bellezza della vita.

Non metto in testa un certo comportamento parlando dei rischi di fare altrimenti.

Non bisogna mostrare il bambino squartato dall’aborto, ma le foto di Nielson del bambino con la madre.

 

L’uomo è l’ultimo anello della creazione che consente di riconoscere il Creatore. Senza l’uomo la creazione sarebbe cieca, orba, sorda.

L’uomo è il compimento della creazione, consente alla creazione di interrogare Dio. Tutte le cose del creato sono belle, ma non pregano Dio. L’uomo è l’anello più avanzato, abbiamo la fortuna di appartenere a questo genere. Con lui la creazione acquista consapevolezza di sé, entra nel club più esclusivo, quello degli uomini.

 

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